Sembravano finiti i bei tempi in cui gli uomini compivano piccoli, ma importanti, balzi verso la conquista dei corpi celesti, sembrava che ormai solo le sonde avessero l’eccitante scopo di lasciare le loro orme su pianeti ed asteroidi. Invece il 5 Dicembre scorso, il successo dell'”Exploration Flight Test 1” riporta in vita le speranze dei futuri Armstrong. Infatti dopo la missione Apollo, per la prima volta, ritorna l’idea di una astronave che possa portare un equipaggio formato da quattro persone su un asteroide, sulla Luna, sui satelliti di Marte o su Marte stesso.

In collaborazione con la Lockheed Martin ed il team formato da Northrop Grumman CorporationBoeing, la Nasa il 13 Giugno del 2005 dà vita al progetto Orion.

Chiamata come una delle più grandi costellazioni del cielo stellato, attingendo da più di 50 anni di ricerca e sviluppo dei voli spaziali, Orion è una navicella progettata per soddisfare le sempre crescenti esigenze di esplorazione spaziale. Essa include sia il modulo per l’equipaggio che il modulo di servizio ed un rivoluzionario “sistema di aborto” (già testato in Messico) utilizzabile nel caso ci fossero problemi nella fase di lancio rendendo molto più sicura la missione.

La Collier Research Corporation (Virginia) ha fornito alla Nasa la licenza di un nuovo software da utilizzare per progettare il veicolo in modo che sia il più leggero possibile. Inoltre per alleggerire Orion sono stati utilizzati nuovi materiali all’avanguardia quali i nanotubi di carbonio.

I nanotubi possono essere visti come forme allotropiche del carbonio. Essi sono il materiale meglio progettato al mondo al momento, in quanto ha elevatissime capacità di trazioni con un peso molto basso oltre ad essere molto flessibile (meglio delle ormai classiche fibre di carbonio, kevlar o fibre di vetro).

La Nasa non ha comunque escluso la possibilità di utilizzare materiali compositi, ha infatti creato il “Composite Crew Module” per sperimentare queste tecnologie oltre a diversi tipi di materiali termoplastici che non richiedono l’uso di costosi autoclave.

Inoltre,  la Acellent Technologies Inc., di Sunnyvale, California, ha dato un importante contributo con un sensore che era in fase di sviluppo dal 2001. I veicoli spaziali devono sempre essere controllati per verificare che non vi siano eventuali danni strutturali, pericolosissimi se la struttura viene ulteriormente messa sotto sforzo; a tal proposito, la Acellent ha creato un sistema capace di monitorare le condizioni strutturali ed ispezionare eventuali danni.

Veniamo quindi alle parti che costituiscono il veicolo.

Launch Abort System: è posizionato nella parte superiore del modulo dell’equipaggio ed è progettato per proteggere gli astronauti qualora insorgesse un problema durante il lancio. Pesa all’incirca 16.000 pounds. Esso si attiva nel giro di pochi millisecondi e comprende tre endoreattori a propellente liquido.

Crew Module: è capace di trasportare quattro membri oltre la Low-Earth Orbit costituendo un habitat sicuro dal lancio, al rientro fino poi alla fase di recupero.

Service Module: il modulo di servizio provvede al supporto del crew module dal lancio fino alla separazione prima del rientro. Esso provvede alla propulsione per manovre orbitali, controllo d’assetto e aborto della missione ad alte quote. Inoltre trasporta acqua e ossigeno necessari all’equipaggio.

Francesco Orefice
Gelsomina Nardo