Finalmente è giunto il momento che tutti aspettavate con ansia: Socrate ritorna in questo numero di Philosophy For Beginners dove spiegheremo il suo famoso metodo, chiamato – tenetevi forte – metodo socratico!

Lo strumento di cui Socrate si serve per far impazzire… cioè, per condurre le proprie indagini è il dialogo, costituito da due momenti fondamentali:

  1. l’ironia, è il momento critico-negativo della dialettica socratica: l’obiettivo dell’ironia è quello di confutare la tesi dell’avversario facendo continue domande (e snervandolo, tra l’altro) fingendosi ignoranti. Inizialmente, dunque, Socrate si finge inferiore a ciò che realmente è e dà ragione all’avversario; non ha una propria tesi – e infatti non sa nulla – ma si mostra, durante la discussione, molto dubbioso riguardo alle cose che gli vengono dette. Così facendo, Socrate riesce a far luce su tutti gli errori e le contraddizioni della tesi del suo avversario guidando il discorso in modo tale che queste risultino logicamente evidenti: in questo modo, il suo avversario comincia a dubitare di se stesso e di quanto sostiene. Infine, libero dai propri pregiudizi errati, l’avversario di Socrate è pronto a seguire le indicazioni della maieutica (o a suicidarsi in preda alla disperazione più totale).
  2.  La maieutica è il momento positivo-costruttivo che porta l’interlocutore di Socrate a partorire la verità: il termine partorire non è casuale – che credete? – dato che la verità è già presente nell’individuo e deve solo essere rivelata.

Secondo Platone – che però magari era di parte, essendo allievo di Socrate – è stato proprio il suo maestro ad inventare la maieutica; e infatti nel Teeteto, nota opera di Platone, si può trovare una similitudine destinata ad avere grande fortuna nei secoli futuri: così come la madre di Socrate, la levatrice Fenarete (bel nome) faceva partorire i corpi, così il figlio è in grado di far partorire le anime.

Socrate
I postumi di una discussione con il simpatico Socrate

Eh già, perché la verità non può essere data dall’esterno: se io ho una male e la do ad un amico, egli avrà una mela; ma se io ho la verità e provo a darla ad un mio amico, egli non avrà la verità. Chiaro? La verità si identifica con la ricerca della verità stessa e Socrate può solo, maieuticamente, aiutare a portarla fuori dall’anima, a partorirla. Sicuramente non c’è bisogno che vi spieghi il contrasto con i sofisti… devo proprio? E va bene; anzi, proviamo il metodo socratico: cos’è il vero per il nostro vecchio amico Gorgia? Vero è ciò che genera credenza. Chi era in grado di generare credenza? Quelli che sapevano convincere (i retori, ricordate la retorica?). E, sapendo che la verità non può essere data dall’esterno, è valido il metodo sofista? No. E dunque, se la verità non si trova fuori di noi, dove si trova? Dentro di noi!

Bravissimi. Ma non finisce qui: un altro punto di distacco tra i sofisti e Socrate riguarda la differenza tra il discorso lungo di stampo sofista (macrologia) e quello breve (brachilogia; non è una malattia) di cui si serve il nostro Socrate. Mentre il primo si fonda sull’opinione e sulla contrapposizione di due tesi, senza ricercare la verità del concetto in discussione, il secondo spezza di continuo il discorso – lo rende, quindi, breve e sentenzioso – dubitando delle premesse da cui parte l’avversario. Per Socrate è fondamentale trovare la definizione corretta dell’argomento di cui si parla; e proprio per questo la domanda preferita di Socrate era τί ἐστί; (tì estì,”che cos’è?” Da notare che, in greco, il punto interrogativo  corrisponde, graficamente, al nostro punto e virgola) grazie a cui, tramite i casi particolari, si riesce ad arrivare alla definizione corretta: questo metodo è l’induzione – dal particolare al generale. Ad esempio, se si parla della giustizia, si è in grado di indicare azioni giuste o sbagliate ma raramente si riesce a dare la definizione di giustizia; così facendo si cade nella trappola dei sofisti i quali ritenevano che fossero fondamentali la prospettiva e l’opinione. Per Socrate, invece, è necessario sapere cosa sia la giustizia al fine di poter stabilire se un’azione si possa considerare giusta o sbagliata.

Ricordate gli insegnamenti di Socrate: la verità è dentro di voi e dovete solo tirarla fuori. La prossima volta che un professore vi pone una domanda, ditegli che la verità è dentro di lui e aiutatelo a partorirla: vedrete che la promozione sarà assicurata! O forse no.

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Luigi Santoro