Al tramontare dell‘anno, è d‘uopo effettuare un rendiconto dei trascorsi mesi; animato da codesto spirito mi accingo a tratteggiare per somme linee il quadro dell‘anno di grazia 2014.

L‘Italia, per quanto concerne la propria sfera sportiva, ha vissuto meritatamente sonore disfatte sia ai Giochi invernali di Sochi, sia ai Mondiali di calcio in Brasile, sia a quelli di pallavolo maschile in Polonia; sempre nel segno della sconfitta, non meno bruciante seppur più emozionante, gli impegni nei Mondiali di volley femminile giocati in casa e nella finale di Coppa Davis contro la Svizzera. Destiniamo ad una maggiormente appropriata sede la discussione circa le molteplici cause dell’infruttuoso rendimento sportivo.

Sochi e Rio de Janeiro sono state protagoniste tanto nello sport quanto nella protesta contro i rispettivi capi di Stato: Vladimir Putin, bersagliato dai media occidentali per la questione della Crimea, e Dilma Rousseff, contestata in casa dal movimento popolare “Não vai ter Copa”.
La crisi crimeana, come noto, si è successivamente estesa alle regioni di Donec’k e Luhans’k, con una guerra civile che vede i separatisti filorussi contrapposti all’Ucraina mossa da interessi e capitali statunitensi.

L’ostilità domestica, espressa con il voto di midterm, ha trasformato Barack Obama in un’anatra zoppa al vertice di un’America dilaniata da tensioni razziali e sociali, nonché impelagata nella palude di un Medio Oriente nel quale la crisi siriana si è evoluta nella guerra contro quello Stato Islamico che altro non era se non una delle fazioni sovvenzionate da Washington al fine di destituire Bashar al-Assad, vicino di casa di Israele che ha combattuto l’ennesima guerra contro i palestinesi a Gaza.

La situazione d’oltreoceano non è migliore di quella europea: l’ascesa di partiti populisti ed euroscettici come il Front National e lo UKIP, così come la maggioranza di consensi raggiunta in Grecia da Sy.Riz.A. e nella Spagna del nuovo re Felipe VI da Podemos, evoluzione politica del movimento degli Indignados, ha fatto da contraltare alla Commissione “di grande coalizione” tra popolari, socialisti e liberali guidata dal lussemburghese Juncker, criticato per la sua politica amica delle multinazionali e dell’elusione fiscale e ciononostante accettato silenziosamente.
Da non dimenticare anche il sipario calato sugli indipendentismi regionali: il referendum scozzese si è concluso con la scelta di rimanere nel Regno Unito, mentre la consultazione catalana è stata un insuccesso di affluenza, pur viziata dalle urne aperte anche a chi costituzionalmente non ne avrebbe diritto.

In Italia abbiamo assistito all’assurzione al potere di Matteo Renzi, i cui segni di vacuità politica si stanno però svelando tramite le preoccupanti rilevazioni espresse dagli operatori finanziari e dall’Europa, al declino di un Movimento 5 Stelle grillocentrico e dissidente, alla crescita esponenziale della Lega di Matteo Salvini, ormai pronta ad assumere la guida della destra post-berlusconiana. Impossibile sorvolare sull’attività dell’unica forza di sinistra in grado di risollevare gli animi: la FIOM di Maurizio Landini, che ha dato voce e visibilità a temi che dal PD alla galassia delle sinistre extraparlamentari, passando per SEL e Rifondazione, non sono stati fatti ascoltare a sufficienza.

L’Italia, dilaniata dal dissesto idrogeologico per il quale nulla di utile è stato fatto negli ultimi anni, mentre ci si preoccupava più di modelle ed igieniste dentali che di tutelare l’ambiente e la cultura, con Pompei ed i musei che cadono letteralmente in rovina perché nei governi (eccezion fatta forse per il buon ex ministro Massimo Bray) si è insinuata la convinzione che «con la cultura non si mangia» [cit. Giulio Tremonti]. Nessun cambiamento di rotta in tal senso è ravvisabile, perlomeno nel breve termine: «nel lungo periodo saremo tutti morti», come ci ricorda l’economista John Maynard Keynes, e tra terre ripiene di diossina e rifiuti tossici, tumori causati dall’amianto e scelte politiche ed economiche assolutamente antisociali ai giovani ed a chi li ha preceduti non è garantito nemmeno il medio, salvo il fatto che si parli del dito, beninteso.

Tanti altri fatti e scandali sono stati tralasciati, talvolta perché come Mafia Capitale argomenti ancora di stretta attualità, talvolta perché come i colpi di stato in Libia, Thailandia e Burkina Faso o l’epidemia di ebola nell’Africa centro-occidentale sono argomenti che toccano solo marginalmente l’Italia.
Il sentito auspicio è che nel 2015 le notizie, anche su questo sito, siano più liete di quelle che abbiamo appreso nel 2014.

Simone Moricca
@simo92to
s.moricca@liberopensiero.eu