Mai più amari potevano essere i giorni che precedono la conclusione del mandato da Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, che a poche settimane dalle sue dimissioni si trova a dover parlare dell’inchiesta di Mafia Capitale e delle difficoltà che stanno vivendo le istituzioni italiane in questo periodo.

L’occasione è stata la conferenza all’Accademia dei Lincei a Roma , che ha dato vita all’iniziativa ‘Crisi di valori da superare e speranze da coltivare per l’Italia e l’Europa di domani’.  Proprio sui fatti romani Napolitano sostiene il lavoro della magistratura ed afferma che “deve sempre esserci la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa: queste si riproducono attraverso i più diversi canali, come in questo momento è emerso dai clamorosi accertamenti della magistratura nella stessa capitale”. Come Renzi aveva affermato qualche giorno fa sul punire i responsabili, anche Napolitano è d’accordo, seguendo questo appello in modo più attento e pacato. Per il Presidente della Repubblica ciò a cui porta la presenza di elementi delinquenziali in politica è la sfiducia nelle istituzioni da parte degli italiani che genera un problema ancora più grave: l’anti-politica.

L’anti-politica nasce dalla “critica della politica e dei partiti” da parte di diverse forze presenti nella politica stessa, dasoggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana”, da infiniti canali di comunicazione, da giornali tradizionalmente paludati e da opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo”  per motivi di “demagogia e opportunismo”. Sfruttando le problematiche attuali e la scarsa fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni, distruggono gli elementi fondamentali della democrazia come il dibattito politico o il ruolo dei partiti.

Il presidente Napolitano definisce questa una  “patologia politica”, pari ad una malattia, che rischia di minare i capisaldi della democrazia “la critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore purché non priva di obiettività, senso della misura, capacità di distinguere ed esprimere giudizi differenziati, è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”.

Questo potrebbe indurre ad indicare come destinatari del discorso i soli Grillo o Salvini, ma in realtà il presidente fa un’analisi che guarda con preoccupazione il futuro, perché, come analizza bene l’articolo Huffington post sul discorso di Napolitano, il problema sono le future forze politiche che si creeranno, oggi per noi sconosciute ed ignote “focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando al tempo stesso l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere con cui le forze politiche devono fare i conti”. Per il presidente “Mai era accaduto quel che si è verificato nel biennio ormai alle nostre spalle, quando hanno fatto la loro comparsa in Parlamento metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità”.

Per evitare di cadere in queste situazioni, Napolitano ha chiesto “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” possibile solo, secondo il Presidente, con le riforme delle istituzioni e delle regole “che definiscono il profilo della politica”.

Il discorso è attento ma anche pieno di tristezza per la “perdita di valori” di alcuni elementi presenti nei partiti politici più vecchi, di sfiducia negli odierni movimenti e preoccupante sul tema dei giovani “In questo inaspettato prolungamento del mio impegno istituzionale ho avuto la fortuna di incontrare molti giovani all’inizio della loro esperienza parlamentare e di governo, cui sono giunti spesso senza un ben determinato retroterra”, i quali vedono nel reset totale delle istituzioni l’unica via di uscita da una situazione di sfiducia, reset che può portare ad un cambiamento ma se positivo o negativo non si ha la certezza.

Claudia Cepollaro