Ieri, 10 dicembre, alle 17, si è svolta al PAN la presentazione del libro Scrittori per Eduardo.

Lo scorso 31 ottobre, in occasione dei trent’anni trascorsi dalla morte del grande drammaturgo e attore napoletano, presso l’Università Federico II si sono svolti tre giorni di convegni . In quella occasione, il progetto che ha portato a Scrittori per Eduardo era stato già brevemente illustrato.

Durante la presentazione di ieri, Patricia Bianchi, docente di Storia della lingua italiana e ricercatrice presso la Federico II, nonché curatrice del libro, ha descritto più nel dettaglio il progetto.

Un progetto che ha portato a un libro non “su” Eduardo, ma “a partire da” Eduardo; 21 scrittori, infatti, hanno contribuito a quest’opera grazie alla stesura di racconti e dialoghi teatrali, realizzati attraverso una reinterpretazione e un approfondimento delle sensazionali opere e degli altrettanto sensazionali personaggi di De Filippo.

Ogni autore ha introdotto il proprio brano, descrivendo il rapporto tra la loro personalità artistica ed Eduardo e soprattutto soffermandosi sulle suggestioni suscitate dai suoi personaggi che hanno influenzato la loro carriera di scrittori.

In seguito, i brani sono stati letti e interpretati da attori, professionisti e aspiranti tali, questi ultimi “reclutati” dalle fila degli studenti della Federico II.  La coordinazione della lettura dei testi è stata affidata a Fortunato Calvino, che insieme ad altri venti colleghi, affermati o emergenti, si è prestato a questo interessante esperimento d’incontro e dialogo con la produzione di Eduardo, “classico della contemporaneità”.

 Presenti anche Nino Daniele, Assessore al Turismo e alla Cultura, e Stefano De Stefano, che ha intervistato gli autori.

Scrittori per Eduardo è, insomma, la prova inconfutabile del valore eterno (e universale nella sua atemporalità) della produzione di uno dei geni della nostra cultura.

A dimostrazione del fatto che, partendo dalla piccola umanità di Napoli, si possa raggiungere il cuore e le pulsioni dell’umanità intera.

Beatrice Morra