Intragallery, galleria d’arte contemporanea partenopea, è partita col progetto “Conversazioni cromatiche” a cura di Benedetta de Falco. Qual è il concept di base? Ci sono cinque intellettuali che hanno scelto dei colori per descrivere la città di Napoli. Ognuno di loro ha una visione personalissima dei particolarismi che hanno reso il capoluogo campano un luogo ricco di fascino e mistero.

Il primo appuntamento in galleria si è tenuto giovedì 11 dicembre alle ore 18:00, e ha visto la partecipazione del filosofo Aldo Masullo che come primo colore ha scelto il giallo. L’associazione di idee regge sulla percezione che avrebbe potuto avere chi, come Ulisse, si fosse trovato ad osservarla da lontano. Ciò che balzava all’occhio erano le distese di ginestre del Vomero e le prime edificazioni greche in tufo.

Il punto di contatto tra un fiore che ha ispirato poeti del calibro di Leopardi e un materiale piroclastico è la vitalità che ambedue esprimono; la ginestra è di un giallo cangiante e il tufo è lo scheletro di Napoli che porta su di sé i segni della consumazione da parte degli agenti atmosferici e del susseguirsi delle epoche storiche coi suoi successivi rimaneggiamenti. Ciononostante è ancora lì, sotto strati di calce che hanno cercato di tacitarlo, perché «la vera forza sta nella consumabilità».

A seguito Masullo traccia sullo sfondo di questo giallo energico, un’identità avvolta in telo bianco, che solitamente copre la morte: la maschera di Pulcinella.

Attraverso Pulcinella, il filosofo delinea il senso di contrapposizione e completezza citando anche il personaggio della mitologia greca “Poros”, che racchiudeva la difficoltà dell’attraversare un percorso comprendendo anche il superamento di questa difficoltà; una figura complementare ai caratteri delle molteplici sfaccettature di Napoli, così come Pulcinella che viene descritto come «simbolo dell’umile interpretazione alla quale si legano i rapporti della tradizione popolare, della plebe, i diseredati. È un lazzaro morto di fame […] e si fa carico dell’offesa, riscontrata praticamente con la corruzione e la camorra; un cialtrone che riscatta il popolo.»

Popolo, comunque, statico nella sua immobilità: «come un uomo che cammina continuamente su un tapis-roulant». In seguito alla dissertazione cromatica che parte dal «giallo brillante della ginestra» a quello «consumato del tufo» fino al bianco puro, Aldo Masullo lascia trasparire il senso della storia e riassume il mito: «Il mito, a dispetto della storia, rappresenta ciò che non cambia mai, e infatti Napoli è il mito».

Una sottile critica di ciò che Napoli dimostra essere e presentare: un luogo fermo nell’involucro del caos cittadino, in cui ogni persona sembra correre in una strada al rovescio, in cui ci si sente camminare su un suolo vuoto di pieno. Inoltre, il filosofo conclude dicendo che «dobbiamo rilevare il profilo di questo nostro essere. Col sentirci rapportati alla figura di Pulcinella dallo spirito greco, che non celebra l’obbedienza bensì l’amore.»

Un invito a tutti i cittadini di Napoli di prendersene cura attraverso il senso di responsabilità che rende un luogo civile.

A cura di Roberta Fabozzi e Alessandra Mincone