Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) cambia nome, lo ha deciso lo scorso 23 Novembre il comitato centrale del partito, in una riunione tenutasi a Roma. La registrazione dello Statuto e del nuovo simbolo è già avvenuta: è come se tornasse il Partito Comunista d’Italia (PCd’I). Si sceglie così di riutilizzare la denominazione del partito di Antonio Gramsci, nato dalla scissione dal Psi del 1921, che agì clandestinamente durante il periodo fascista trasformandosi poi in Pci nel 1943.

Il PdCI nacque da una scissione, quella interna a Rifondazione Comunista nel 1998, al tempo c’erano Armando Cossutta, un partito che presenziava tra i banchi del Parlamento, Oliviero Diliberto, ex ministro della Giustizia, professore di diritto romano all’Università Sapienza di Roma e stretto collaboratore della Cina per le questioni che riguardano il codice civile cinese: da circa un anno non è più il segretario del Partito. Oggi c’è Cesare Procaccini, il nuovo Segretario nazionale eletto dopo il saluto del compagno Oliviero. Scelte di tale genere non devono mai essere giudicate un superficiale sfizio estetico, dietro una denominazione ed un cambio di linea c’è un significato, implicito o dichiarato, una presentazione e la propria biografia, come si vuole essere percepiti dall’esterno, quindi ciò che si è e si vorrà essere, nel nome c’è tutto.

In questo periodo di massima spettacolarizzazione politica il logo connota al pari di tweet e interviste televisive: insomma l’immagine è importante. Lo stanno forse capendo anche i militanti della sinistra più radicale, quella marxista, quella sparita negli ultimi anni dalla scena politica nazionale. Troppi i partiti ancora oggi esistenti che nella loro denominazione fanno riferimento all’ideologia comunista, se ne contano almeno undici. Un’identità una volta forte e unitaria che è riuscita a disperdere milioni di elettori storici, e questa diffusa frammentazione ne è una delle cause principali.

Di qui l’esigenza di una riunificazione, sotto un simbolo condiviso in attesa di reali sviluppi politici, un simbolo che, a torto o a ragione a seconda dei punti di vista, smuove ancora molte coscienze, riluttanti a non degnarlo di una croce se presente nella scheda elettorale, anche guidati dalla sola nostalgia. Una scelta funzionale al “rilancio in direzione di una soggettività comunista più grande”, come si legge nel documento varato da Procaccini, magari più “social” e attenta alla comunicazione.

Si attende ora di capire se e in che modo si svilupperà politicamente un tale input, e se l’elettorato “deluso” e oggi in buona parte astensionista potrà ritrovare il proprio soggetto politico rappresentante. Certo la stagnazione in cui oggi riversa il partito non incoraggia all’ottimismo, con la ridenominazione che da molti è stata percepita solo come una “d” prima o dopo la “C”, come si legge nei commenti sottostanti il comunicato sul sito ufficiale.

Le due personalità storiche del partito, Cossutta e Diliberto, si sono negli anni defilate, e il PdCI non è riuscito più a portare in parlamento alcun deputato dal 2008, gli anni del progetto Sinistra Arcobaleno, poi immediatamente naufragato. Di ostacolo alla rinascita del partito di Cuffaro e Procaccini potrebbe essere inoltre la nuova prospettiva a sinistra del PD che sembra sempre più sul punto di realizzarsi, ma che si vedrebbe necessariamente legata a M5S e SEL.

Valerio Santori

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt'oggi vive beatamente. Studia Comunicazione, tecnologie e culture digitali presso l'Università La Sapienza di Roma. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri. Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it

4 COMMENTI

  1. Nulla era più ridicolo e anticomunista di una denominazione del partito che mettesse l’accento sulla nazionalità dei comunisti! Per dei coministi definirsi “Italiani” è la negazione stessa dell’internazionalismo proletario. Che questi stupidi dirigenti se ne siano accordi davvero? Meglio tardi che mai. Intanto in molti abbiamo riso di questo cretinismo seguito agli anno del riflusso. Riflusso delle intelligenze non solo propaganda del capitale.

    • L’ambiguità del precedente nome è una tematica non trattata nell’articolo ma sulla quale mi trova pienamente d’accordo.

  2. Decisioni prese da quattro amici al bar che chiudono la stalla dopo che i buoi sono fuggiti.

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