Si è tenuto venerdì nel convento dei Frati Minori il convegno sull’ambiente e sulla salute a Sant’Antimo, con il Dottor Antonio Marfella, uno dei più impegnati sul fronte della Terra dei Fuochi, che ha parlato dinanzi ad una folla di circa 50 persone.

Il convegno è stato organizzato dall’associazione francescana Gocce di Fraternità, che per l’occasione ha invitato, oltre il dottor Marfella, anche il consigliere Giuseppe Italia, che con l’associazione Agorà ha partecipato attivamente ai movimenti di protesta contro La Terra dei Fuochi degli ultimi due anni.

L’illuminante intervento del dottor Marfella, oncologo all’ospedale Pascale e vero simbolo, insieme a Don Patriciello, della lotta alla Terra dei Fuochi, ha chiarito alcuni dubbi e luoghi comuni sulla questione rifiuti in Campania. “In Italia produciamo circa 136 Milioni di tonnellate di rifiuti, ma solo 29 sono rifiuti solidi urbani”. Marfella fa notare come quando si parla del problema rifiuti a Napoli si faccia coincidere questi con i rifiuti solidi urbani che, invece, ne rappresentano una minima parte. Secondo i dati diffusi da Marfella, infatti, “di questi rifiuti, almeno 30 milioni di tonnellate sono smaltiti illegalmente e 10 vanno ad alimentare i roghi”. Marfella spiega come ci sono decine di aziende, “soprattutto di pellami e nel settore tessile”, che smaltiscono rifiuti industriali illegalmente, “anche perché in Campania non sono presenti siti di stoccaggio per rifiuti industriali e tossici”. Questi rifiuti vengono smaltiti tramite roghi, appiccati puntualmente “sotto le rampe dell’asse mediano”. Il dottore propone una dottrina di “repressione fiscale” per individuare i colpevoli fermare questo pericoloso ciclo di smaltimento illegale di rifiuti, visto che “in Campania ognuno perde almeno 2 anni di vita rispetto alla media nazionale” per via dei roghi.

A seguire interviene anche il consigliere Italia, il quale, aiutato da una presentazione fotografica, concentra la sua attenzione sui problemi relativi al territorio santantimese. Italia spiega che i problemi ambientali a Sant’Antimo sono tre: “la preservazione del bosco di Capezza; la bomba ecologica a via Mercalli; e la distilleria Palma”. Proprio su quest’ultima, un’azienda ormai dismessa da decenni, si concentra l’attenzione di Italia, che ha già protocollato parecchie interrogazioni a riguardo, mostrando foto in cui si vedono chiaramente lastre di amianto in via di disgregazione, “in una zona densamente abitata e nelle immediate vicinanze di una scuola elementare”.

Francesco Di Matteo