Se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita”, questo il monito di Albert Einstein che a livello globale non è ancora stato preso sul serio. Può apparire una frase volutamente enfatica ma i dati ne rivelano viceversa tutta la sensatezza. Le api sono i principali impollinatori di specie vegetali consumate dall’uomo: sono settanta, infatti, le piante che finiscono sulle nostre tavole grazie all’attività delle api. È stato stimato che una sola colonia di api può arrivare ad impollinare sino a 300 milioni di fiori nell’arco di 24 ore. Negli ultimi anni si è riscontrato una sensibile diminuzione delle api a causa dell’uso massiccio di pesticidi da parte di grandi multinazionali. Molte sono state le campagne di protesta tra cui quella di Greenpeace.

Questa volta la minaccia per le api non arriva dai pesticidi ma dall’ Aethina Tumida, un coleottero che infesta le arnie, mandando in malora il miele, ed è in grado di spostarsi da arnia in arnia seguendone l’odore anche per 20km. In Italia i danni economici rischiano di essere molto alti per gli apicoltori: il coleottero potrebbe bloccare l’esportazione del miele paralizzando cinquantamila apicoltori ed entrate per 70 milioni di euro.

La risposta italiana al problema è stata ad oggi inutile e dannosa. Il ministero della Salute ha tentato di arginare il problema mettendo al rogo gli alveari nel tentativo di bloccare la diffusione del coleottero. Il risultato? 3.600 alveari bruciati in Calabria, 250 milioni di api uccise, 70 apicoltori calabresi che hanno fatto ricorso al Tar contro i roghi e il coleottero continua a diffondersi arrivando anche in Sicilia.

Florida e Canada hanno già avuto a che fare anni fa con questo coleottero e sono riuscite a fermarlo intervenendo con trappole piuttosto che con i roghi e con il controllo e monitoraggio della popolazione del coleottero infestante. “Il ministero continua a muoversi come se avesse a che fare con delle vacche e non con delle api: durante la mucca pazza abbatteva i capi di bestiame, ora distrugge gli alveari” afferma a La Repubblica, Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia agraria all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. “Per carità, sta applicando il regolamento europeo ma le larve sono ricomparse. Siamo di fronte al primo insediamento di una nuova specie invasiva e per questo l’eradicazione non funzionerà”. I danni economici iniziano già a farsi sentire anche per gli esportatori di sciami che si vedono cancellati gli ordini sebbene i loro prodotti non siano infestati. Afferma Ermanno De Chino, proprietario di una azienda che esporta sciami, a La Repubblica:” I nostri prodotti non sono infestati ma da quando è scattata l’emergenza ci hanno cancellato tutti gli ordini. I clienti hanno paura del contagio”.

Valerio Maggio