La Janara è una figura caratteristica della tradizione popolare contadina che nasce a Benevento, terra di streghe.

L’etimologia di tale parola sembra derivare da Dianarie, termine che si usava per identificare le sacerdotesse di Diana, Dea della caccia, chiamata anche Artemide dai greci, e in parte associata anche ad Ecate, che regnava all’inferno e che, di notte, vagava tra le tenebre spaventando gli uomini.

Secondo la tradizione, le Janare erano in realtà comuni donne mortali che avevano venduto la loro anima al diavolo per poter avere poteri magici e trasformarsi in animali. Erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni capaci di procurare aborti e malformazioni al corpo dei neonati. Conoscevano i rimedi delle malattie attraverso la manipolazione delle erbe e sapevano scatenare tempeste.

Tuttavia non si conosceva la loro identità. Di giorno potevano condurre un’esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti, di notte, invece, potevano trasformarsi e spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata.

Al momento del balzo, pronunciavano la frase:

« Unguento unguento
mandame a la noce di Benivento
supra acqua et supra ad vento
et supra ad omne maltempo. »

E voi? credete o no a queste mistiche creature?

caccia_alle_streghe

Queste figure vengono tutt’oggi ricordate per i dispetti che facevano ai contadini, soprattutto durante il periodo natalizio, per distruggere l’armonia delle festività.

Tantissimi sono i racconti inquietanti degli anziani in cui si evince che, tali streghe, manomettevano i loro strumenti di lavoro, facevano marcire le loro provviste, spaventavano il bestiame e componevano innumerevoli treccine alle criniere dei cavalli.

La natura incorporea delle Janare, faceva sì che potessero entrare nelle abitazioni penetrando sotto le porte, come un soffio di vento oppure dalle finestre come un lieve spiffero. Anticamente, per evitare che ciò potesse avvenire, si usava nascondere dei sacchetti di sale dietro alle porte o alle finestre o addirittura di riporre in casa delle scope nascoste. La tradizione vuole che la Janara, prima di entrare in casa, dovesse contare tutti gli acini di sale o tutti i fili o le fibre che formavano la scopa.

La Janara, così, era costretta ad espletare il compito ma nel frattempo sopraggiungeva l’alba e doveva fare ritorno nella propria abitazione.

La scopa, per il suo valore fallico, oppone il potere maschile e fertile a quello femminile e sterile della strega in questione; i grani di sale sono invece portatori di vita, poiché un’antica etimologia connette sal (sale) con Salus (la dea della salute).

Questa congerie di credenze fu elaborata nel corso dei secoli, a partire da quel capolavoro di sadismo, che fu il Malleus Maleficarum di Sprenger e Institor.

Esso era un manuale per il perfetto inquisitore, che insegnava come riconoscere, interrogare e torturare una strega, sventando le numerose malizie di cui questa serva diavoli era capace.

Sabrina Mautone

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Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996. Laureata in Lingue, culture e letterature moderne europee alla Federico II e laureanda presso l’Università Statale di Milano in Lingue moderne per la comunicazione e cooperazione internazionale. Amante della scrittura, letteratura e fotografia. Vince il premio Librandosi da giovanissima.