L’accordo raggiunto nel cuore della notte a Lima, capitale peruviana, alla conferenza ONU sul clima e sul riscaldamento globale appare fin da subito come un compromesso al ribasso, ottenuto pur di far giungere i negoziati a conclusione.

Limitare il riscaldamento globale in un limite di 2 gradi centigradi entro la fine del secolo: questo l’obiettivo di fondo, ormai chiaro, che il documento programmatico si propone di raggiungere. Un punto di partenza, senza dubbio, ma troppo poco secondo il giudizio delle associazioni ambientaliste e delle ONG del settore, che auspicavano misure ben più incisive e dettagliate, nonché maggiori sforzi per contribuire alla riduzione del riscaldamento e delle emissioni nocive.

Del resto, studi approfonditi e simulazioni di quanto potrebbe accadere se la temperatura del pianeta s’innalzasse troppo sono già stati snocciolati con dovizia di particolari: e per evitare la catastrofe, occorre agire fin da subito. L’impressione, invece, è che i 195 Stati membri abbiano acconsentito ad un “compromesso a metà”, limitandosi ad un ulteriore rinvio verso l’appuntamento di Parigi 2015, da cui dovrebbe scaturire il testo che sostituirà il protocollo di Kyoto 2020.

Cosa esprime il documento, in sintesi? La necessità, da parte di tutti i Paesi aderenti, di definire e dettagliare una serie di proposte “eque” da presentare all’ONU entro il 1° ottobre 2015, al fine di contenere il riscaldamento globale all’interno di quella soglia dei 2 gradi centigradi di cui si diceva prima. Una commissione di esperti avrà poi il compito di valutare, caso per caso, l’adeguatezza delle misure avanzate.

Un accordo di massima per quello che è già stato ribattezzato il “compromesso di Lima”, ed in effetti c’è da sottolineare che i negoziati sono proceduti in maniera difficile, con particolare riguardo al dualismo tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo. Difficile accettare di fare la propria parte, quando non ci si trova nelle stesse condizioni. Ma l’impegno sul clima è una necessità inderogabile, e neppure i contrasti fra le singole esigenze possono rallentare un processo che già adesso avverte preoccupanti ritardi.

Ridurre le emissioni e limitare il global warming non è più un semplice cruccio da ambientalisti, ma un’impellenza improcrastinabile oltre la quale si spalanca il baratro del cataclisma climatico. Senza considerare che il settore dell’energia verde e dell’efficientamento nasconde potenzialità di mercato ancora vaste ed inesplorate.

Il resoconto ufficiale della conferenza è disponibile qui.

Emanuele Tanzilli