Alle elezioni anticipate per la camera bassa, tenutesi domenica scorsa, è risultata vincente la coalizione guidata dal premier Shinzo Abe, che in questo modo riconferma la sua guida al governo. La coalizione, formata dal partito del premier, il partito liberal-democratico (PLD), e il Komeito, ha ottenuto 326 seggi su 475, superando la soglia dei 317 seggi necessari per governare, rimanendo con lo stesso numero pre-elettorale, sebbene il PLD abbia visto una riduzione dei seggi da 295 a 291 (fonte China Daily). Queste elezioni sono state indette dallo stesso Abe sia come una sorta di plebiscito per ottenere consenso sulle riforme dell’Abenomics sia per evitare un aumento dell’imposta sulle vendite dall’8% al 10%, dopo già un ulteriore aumento della stessa deciso dal governo. Tuttavia a queste elezioni il tasso di affluenza è stato molto basso, con la partecipazione del 53,9% degli aventi diritto.

Credo che il pubblico approvi le nostre politiche economiche dell’ Abenomics” ha dichiarato Shinzo Abe dopo i risultati “ma ciò non significa che possiamo essere compiaciuti” nel senso che le sue politiche sono solo a “metà strada”  e che c’è ancora da fare. “Sono consapevole che ci sono ancora molte persone che non sentono i benefici [delle politiche economiche]. Ma è mio dovere portarle a quelle stesse persone, e credo che queste elezioni l’abbiano reso chiaro” ha aggiunto Abe.

L’astensione è stata molto alta, poiché molti giapponesi considerano queste elezioni non necessarie e solo un ulteriore spreco di denaro, e la vittoria di Abe è stata determinata anche dalle opposizioni, che rimangono ancora deboli e non sono viste come una valida alternativa all’attuale governo. A detta di molti esperti ci possono essere state varie ragioni che avrebbero spinto il premier a elezioni anticipate: si tratterebbe di una mossa per sanare le opposizioni interne al partito o una mossa cinica per raccogliere il maggior consenso possibile prima di un eventuale calo della sua immagine.

In ogni caso ora Shinzo Abe ha abbastanza numeri e forza per portare avanti le sue riforme strutturali nel tentativo di far riprendere la terza economia del mondo, la cui economia è in recessione.

Massimo Liccardo