Date ormai per certe le dimissioni anzitempo dell’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi inizia a correre ai ripari, sondando il terreno per un possibile sostituto di valore. In queste ore il nome più gettonato sembrerebbe quello di Romano Prodi.

Trapela, infatti, la notizia di un possibile SMS inviato da Renzi al professore con la richiesta di un incontro informale  al più prestoper un vis-à-vis che in molti ipotizzano dinamitardo. Non è certo un segreto che tra i due progressisti old gen. e next gen. non scorra proprio buon sangue; davanti al rispetto reciproco mostrato più per educazione, c’è una una visione quantomai incongruente sulle tematiche di governo e di gestione partitica che il vecchio professore in maniera autoironica aveva già sottolineato in passato “Quella di oggi è una politica in cui si prendono decisioni con una rapidità tale per cui io vengo sempre dopo. Ci metto giorni a riflettere, sono un passista, penso, penso e non do consigli perché quando lo faccio, la decisione è stata presa”.

Renzi, però, è sempre stato riluttante nei confronti di Prodi, considerato anche il tono sprezzante con cui parla della minoranza del suo Partito. Ciò non vuol dire che in passato le frecciatine non siano state lanciate, anzi si potrebbe dire che il concetto di rottamatore,  che lo ha presentato sul palcoscenico nazionale, ci sia dal momento in cui esiste ed esisteva una diversità da rottamare, nella quale sicuramente figurava, seppur in maniera defilata, lo stesso Prodi.

Quest’ultimo, da parte sua, forse ricorda ancora bene lo scotto subito alle precedenti elezioni per il Quirinale, dove davanti al parlamento e alla nazione fu soggetto ad una fucilazione plenaria dei franchi tiratori guidati proprio, si pensa, dallo stesso Renzi, sospetto quindi che si traduce in attesa; a riprova di ciò Prodi ha mostrato una certa prudenza mediatica e politica davanti alle lusinghe degli ultimi tempi come la sua possibile candidatura alle Nazioni Unite spalleggiabile dal Governo, anche se di difficile attuazione.

Allora perché insistere su un nome abbastanza ostico per Renzi? La risposta viene in coro da Civati and Co. per i quali, al momento, il nome di Prodi sarebbe l’unico possibile per una comunanza di intenti e quindi un’elezione veloce. D’altro canto, il professore potrebbe trovare consensi anche da Sel e Ms5, mentre come si sa il veto più assoluto e intransigente proviene da Silvio Berlusconi, il quale però dai cocci della coalizione di centro destra ancora in suo possesso, ha un potere di alternativa e di pressione oggi ai minimi termini.

Dario Salvatore