Doppia azione quella che ha visto impegnati gli investigatori del nucleo speciale di polizia di Palermo. Questa notte hanno infatti arrestato uno dei boss di Cosa nostra, Graziano, e, alle prime luci dell’alba, dall’altra parte della città, hanno sequestrato il luogo dove era stato pianificato dai capi mafiosi di Palermo l’attentato al pm Nino Di Matteo, uno dei magistrati antimafia della procura palermitana.

Tutto è partito dalle dichiarazioni del pentito Galatolo, che, divenuto collaboratore di giustizia, ha informato gli inquirenti sui piani per uccidere Di Matteo. Secondo le sue dichiarazioni alla magistratura, l’attentato avrebbe dovuto avere luogo prima nel Palazzo di Giustizia di Palermo, poi cambiarono idea optando per il luogo dove il magistrato trascorreva le vacanze, e per ultimo decisero  di colpire la sua abitazione a Palermo. Era prevista la presenza di un furgone carico di esplosivo. Da qui il tempestivo atto del pool antimafia, che ha deciso di andare direttamente nel luogo dove si riteneva essere nascosto l’esplosivo ed arrestare gli ideatori dell’attentato. Secondo il neo-pentito, proprio il boss arrestato questa notte per il reato di associazione mafiosa ha avuto il compito di procurare 200 chili di tritolo e tenerlo nascosto.

Quest’oggi la polizia ha fatto davanti ai giornalisti il punto della situazione: “Non abbiamo trovato il tritolo, nonostante abbiamo passato al setaccio un’area vasta”, dichiara nella conferenza stampa il procuratore aggiunto Teresi, “La mancata scoperta dell’esplosivo è una cosa che ci inquieta molto”. Gli investigatori ritengono che l’esplosivo, proveniente dalla Calabria, sia stato preso dalle stive della nave mercantile Laura Cosulich, affondata durante la seconda guerra mondiale nel mare calabrese.

Ciò che preoccupa gli inquirenti è la presenza di un quantitativo così grande di esplosivo sul territorio siciliano che non allontana ancora il pericolo che si verifichi un attentato ai danni del pm Di Matteo.Per cercare l’esplosivo sono state usate ruspe e strumenti moderni, come i georadar. Ma al momento questo lavoro iniziato alle 5 del mattino non ha portato ad alcun risultato.

Il tenente colonnello Scibetta ha anche spiegato le scoperte fatte in una zona prima d’ora mai sequestrata dalla polizia e dalla Guardia di Finanza e che è stato luogo di molti accordi tra clan, “Nell’operazione di stanotte abbiamo perquisito fondo Pipitone, un luogo noto per i suoi legami con fatti e storie di mafia. Abbiamo effettuato controlli minuziosi nelle abitazioni  e abbiamo scoperto una spelonca naturale con segni evidenti di utilizzo da parte di essere umani”.

Le ricerche hanno portato alla scoperta di un cunicolo dove sembra ci siano stoviglie usate per poter rinchiudere al suo interno cose e persone. Ma per ora dell’esplosivo è un nulla di fatto.

Claudia Cepollaro