Nelle prime due parti di questo percorso abbiamo sottolineato l’importanza di recuperare la centralità dell’individuo e di come questo nuovo ruolo si debba accompagnare a un diffuso senso di responsabilità. Fissato quindi il paradigma “più libertà = più responsabilità” il ruolo dell’individuo assume una propria consistenza che inevitabilmente andrà a confliggere con le regole imposte dallo Stato troppo spesso limitative della libertà dei singoli.

Il passaggio con cui l’individuo è collegato allo Stato è particolarmente delicato e, per il rispetto di un’identità liberalista, richiede la ferma convinzione che sia lo Stato al servizio dell’individuo e mai il contrario. Purtroppo la falsa concezione, tipicamente socialista, con cui qualcuno pensa di orientare gli altri meglio di come gli stessi farebbero dando seguito alle proprie capacità individuali ha legittimato una sempre maggiore invadenza dello Stato. Il legislatore ha quindi progressivamente e sempre più avocato a sé il potere di regolamentare ogni aspetto della vita dei cittadini, limitando le libertà individuali in campo economico, sociale ed addirittura quelle tipicamente private quali la libertà sessuale o religiosa.

Purtroppo molti credono che la democrazia sia l’espressione della volontà dei singoli e, confusi da un forte retaggio collettivista, concedono allo Stato l’autorizzazione, in quanto espressione della maggioranza, di legiferare liberamente in ogni materia secondo la propria sensibilità o peggio ancora secondo il proprio tornaconto elettorale.

Solo riuscendo a far comprendere ad una sempre più ampia parte della società quanto sia importante ridare centralità e responsabilità all’individuo potremo tentare di ridurre il perimetro d’influenza dello Stato. Se i cittadini realizzassero infatti che, attraverso il recupero di una nuova e responsabile autonomia, sarebbero in grado di dar libero sfogo alle proprie capacità, come potrebbero questi accettare l’invadenza dello Stato nella loro vita privata, sociale e lavorativa?

Dobbiamo far comprendere che la centralità dell’individuo non può prescindere dall’eliminazione di tutti i vincoli che ne impediscono la libertà d’azione, d’impresa e di espressione, dobbiamo dire basta ai controlli preventivi che favoriscono clientelismo e corruzione, che arricchiscono una macchina burocratica volutamente complessa che pone il proprio veto su ogni azione non condivisa o non sufficientemente sponsorizzata.

Dobbiamo chiedere che finisca il terrorismo alla libera concorrenza, dobbiamo dare la possibilità di scelta e dobbiamo chiedere che lo Stato, se vuole essere presente in un mercato, si confronti con gli altri eliminando ogni barriera ed ogni protezione, affinché le inefficienze di sistema e gli sprechi vengano naturalmente eliminati.

Dobbiamo dire basta ai sussidi alle imprese che favoriscono gli amici degli amici, che mortificano la competizione e rallentano l’innovazione; non ci serve mantenere in vita aziende con l’assistenzialismo ma è fondamentale permettere loro di competere grazie a una pressione fiscale sopportabile.

Molti altri gli ambiti da trattare, non solo in campo economico, che in questo documento non possiamo elencare. È importante però comprendere che solo attraverso la riduzione del raggio di azione dello Stato potremo veramente favorire la libera iniziativa personale. Condividendo questo principio e inserendoci in un’ottica di vera integrazione europea, tesa più a favorire la libera circolazione di beni, persone e servizi piuttosto che l’artificiale unione di Stati burocratici, potremmo limitare il perimetro statale all’esercizio della giustizia, alle funzioni di ordine pubblico, all’organizzazione della logistica e alla tutela ambientale e del patrimonio artistico. Anche nel welfare, istruzione e salute lo Stato dovrebbe limitare il proprio intervento garantendo un presidio minimo ed assumere una funzione di attenta vigilanza.

Questa la grande sfida da vincere per spezzare le catene con cui lo Stato continua a limitare la nostra libertà.

Corrado Rabbia