La guerra della Monnezza è un libro interamente dedicato ai problemi ambientali e sociali che si stanno riscontrando nella città di Napoli ed in tutta la regione Campania a causa dello sbagliato smaltimento dei rifiuti.

È scritto da un punto di vista giornalistico, politico e storico proprio perché gli autori, non solo sono dei giornalisti attivi politicamente nella lotta contro le peripezie che il popolo campano è costretto a subire da anni, ma sono anche dei diretti interessati al problema, visto che provengono entrambi dalle zone più toccate in questi anni dall’emergenza. I due autori, Tonino Scala e Gennaro Carotenuto, hanno scelto di presentare e spiegare i contenuti del loro libro il 15 Dicembre, nel nuovissimo sottopalco del teatro Bellini, adibito a salotto letterario, perfetto per ospitare conferenze e piccole mostre.

Grazie all’aggiunta nell’opera di un reportage fotografico, scattato appositamente da Fabio Cosma Colombo e Massimiliano Colombo, il libro ripercorre la storia dei retroscena della battaglia anti-discarica di Terzinio, dall’inizio dell’emergenza dei rifiuti, che dal 2010 ha interessato le aree Vesuviane, tra scontri, proteste e manifestazioni e racconta cosa ha dovuto passare la popolazione di questi territori fino ad oggi.

Durante la conferenza gli autori hanno tenuto a sottolineare alcune parti molto forti contenute nel proprio scritto: una riguarda le Mamme vulcaniche e l’altra l’espressione facinoroso.

Nel testo è presente la figura delle mamme vulcaniche, cioè le mamme che hanno visto i propri figli ammalarsi e, nei casi peggiori, addirittura morire a causa della tossicità che i rifiuti portano e le conseguenti malattie che ne scaturiscono. Mamme che hanno provato, e che continueranno a provare, sofferenze immonde a causa dell’incompetenza di molti. Un episodio che gli autori hanno voluto ricordare riguarda una manifestazione, silenziosa e pacata, delle mamme che hanno deciso di recitare il Rosario di fronte ai carabinieri disposti in posizione difensiva davanti a loro. Senza aver fatto niente, non possedendo nessun’arma né facendo gesti provocatori se non pregare e manifestare tutto il dolore che avevano nel cuore, sono state caricate e picchiate senza pietà.

A questo punto gli autori riflettono sul significato di facinoroso. È facinorosa una persona che tende alla violenza ed è incline ad atti di ribellione. Questo aggettivo è stato spesso affibbiato da più politici a manifestanti il cui unico atto di protesta era quello di camminare per le strade, mostrando il proprio scontento o il proprio dolore, sperando di essere ascoltati; quindi gli autori si chiedono retoricamente chi siano i veri facinorosi, se i manifestanti o quelli che stanno al potere.

Il libro è una denuncia al potere stesso, alla mancanza di preoccupazione nei riguardi di persone messe a rischio dalla noncuranza di chi ha la possibilità di fare qualcosa ed invece resta con le mani in mano e della mancanza di preoccupazione nei riguardi dello stesso territorio.

È bene ricordare, come sottolinea il libro, che il punto principale in cui i politici hanno sempre pensato di buttare la monnezza è il parco protetto del Vesuvio; com’è possibile che un’area protetta possa ospitare una discarica? Com’è possibile che il problema si dissolva da una parte ed appaia magicamente dall’altra ( si ricorda che si era pianificato di aprire una discarica, non più nella zona vesuviana, bensì a Giugliano)?

Attraverso il libro i giornalisti Scala e Carotenuto vogliono denunciare le associazioni che si sono “preoccupate” del problema e l’ipocrisia di queste, vogliono ricordare alla popolazione questa grave questione che, nonostante si provi a coprire, persiste costantemente. È necessaria questa azione perché, a detta di Tonino Scala, il paese dimentica facilmente.

Il messaggio principale che scaturisce dal libro è che non bisogna mai dimenticare, che la terra è di chi ci abita e che ognuno deve prendersene cura, partendo dalla raccolta differenziata ed arrivare, nei casi più estremi, a prendere parte ad atti di protesta. Se si vogliono difendere la propria incolumità, il proprio territorio e le proprie famiglie, si deve lottare e mantenere vivo il sentimento di appartenenza ad un paese e ad una terra che, anche se può non piacere, è comunque il proprio e merita rispetto, in ogni circostanza.

Daniela Diodato

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Daniela Diodato, nata nel 1996, vive a Napoli, diplomata al liceo linguistico G.B. Vico, frequenta il corso di studi di Lingue, culture e letterature moderne europee alla Federico II. Ha una passione per le lingue, le culture straniere ed i viaggi, costantemente alla ricerca di nuove persone e posti da conoscere. È interessata ad eventi culturali, musica ed arte ma anche scuola ed universitá, che la riguardano molto da vicino.