La querelle per il Quirinale sta per entrare nel vivo, visto che, con ogni probabilità, il Presidente Napolitano potrebbe dimettersi a cavallo tra il 2014 e il 2015. E in tal senso va analizzato l’incontro tra Renzi e Prodi di ieri, un incontro durato oltre due ore e che, ufficialmente, ha visto come oggetto di discussione esclusivamente temi di politica internazionale: dall’Ucraina alla Libia, dall’Europa all’ISIS. Ma durante l’incontro si è inevitabilmente parlato anche di Quirinale.

La politica internazionale è una passione per entrambi, ma durante le due ore si è sicuramente parlato di Quirinale. Prodi, ufficialmente, non è interessato a diventare Capo dello Stato, preferendo “girare il mondo” per questioni internazionali, ma in cuor suo ancora ci spera. La sua prima preoccupazione, però, dopo la delusione dell’anno scorso quando la pessima gestione della questione Quirinale portò alla rielezione di Napolitano e all’abbattimento delle candidature di Marini e Prodi, è di non essere ancora bruciato. Stessa volontà di Renzi che non intende fare la stessa brutta figura dell’allora segretario Bersani e si porta avanti con il lavoro. Il premier sa che Prodi potrebbe essere un valido nome di unione tra le varie anime del PD, raccogliendo possibili consensi anche da SEL e da una parte dei grillini. Ma la strada è ancora lunga, e comunque Renzi sembra aver chiarito al Professore che non è lui la prima scelta. La prima scelta, infatti, resta un candidato bipartisan da concordare con Berlusconi. La priorità per Prodi, invece, è non essere bruciato come nel 2013, quando in 101 ridicolizzarono il partito, il suo segretario e lo stesso Prodi.

L’incontro con Prodi, comunque, è servito a molto più che un semplice sondaggio di disponibilità. Innanzitutto è stato chiarificatore, distendendo i rapporti trai due: ora Prodi sa cosa lo aspetta e Renzi è pronto ad abbandonare il centrodestra in caso di impasse in Parlamento, quando sarà il momento. Un messaggio messaggio forte arriva a Berlusconi, non più indispensabile per concordare un candidato al Quirinale e che deve assolutamente uscire dalle posizioni oltranziste e di chiusura. Su Prodi, infatti, Forza Italia ha posto un forte veto e difficilmente accetterà la sua candidatura, ma l’incontro mette pressione sull’ex premier, ora incaricato e obbligato a fare il primo passo verso Renzi e il PD per concordare un nome che non sia quello del Professore (Giuliano Amato?). Un messaggio forte arriva anche alla minoranza PD, cioè il messaggio che Renzi non accetta ricatti dai dem e, anzi, incontra di propria iniziativa le persone proposte da loro per anticiparli e obbligarli, nel caso, a votare.

A favore di Prodi parla anche Vittorio, il fratello, ex europarlamentare che dice che “Romano sarebbe un ottimo Presidente“. “Il PD di oggi – continua Vittorio – è un partito che si inserisce in un’ambiente neoliberista, ma dovrebbe riprendere la concezione di comunità de L’Ulivo e abbandonare la concezione di partito leaderistico che ha adottato oggi“. La questione Quirinale sta per entrare nel vivo, e mentre il Paese aspetta l’ufficialità delle dimissioni di Napolitano la politica lavora incessantemente alla ricerca di un nome valido e condiviso.

Francesco Di Matteo