La mossa finanziaria della Banca centrale russa attuata lunedì, che puntava ad interrompere il crollo della moneta, il rublo, portando i tassi d’interesse dal 10,5% al 17% sembrava aver avuto effetto, ma sfortunatamente per i russi solo per pochi istanti. Infatti, all’apertura dei mercati stamattina dopo aver preso fiato, il rublo è sprofondato ai minimi storici: 80 rubli per un dollaro e 100 per un euro, in seguito è risalito a quota 90.

Solo tre mesi fa, un euro valeva 50 rubli. Tuttavia, il “giorno del giudizio” per il rublo, il petrolio è sceso per la prima volta dal luglio 2009 sotto la soglia dei 60 dollari al barile. Travolta anche la Borsa di Mosca, che perde il 19%, il crollo peggiore dal 1995.

Il quotidiano russo Izvestijia, oggi ha scritto che le banche russe impegnate nel mercato del cambio stanno cominciando a comprare tabelloni a cinque, non più quattro caselle: ma probabilmente non immaginavano di averne bisogno così presto. Come ha detto Shvezov, la barriera di un cambio oltre i 100 rubli sembrava invalicabile. Così, quella della Banca centrale russa chiamata al soccorso sembra ormai una battaglia contro una forza incontrollabile: se i ripetuti rialzi applicati fin qui (sei da marzo) non sono serviti, nel cuore della notte russa di lunedì, al termine di una riunione convocata in emergenza, Bank Rossii ha osato – anche qui – oltrepassare una soglia incredibile.

L’istituto guidato da Elvira Nabiullina, in una nota “importante” spiega la decisione che, secondo la banca centrale russa, «mira a contenere i rischi di deprezzamento del rublo, aumentati considerevolmente, e i rischi di aumento dell’inflazione» che sta lentamente peggiorando. Secondo il portavoce di Putin, le turbolenze sui mercati sono dovute a «emozioni e umori speculativi»

Nonostante la confusione generale, gli economisti russi sostengono che questo calo del valore del rublo non è paragonabile a quello del 1998 in cui ci fu la svalutazione del rublo e il default del Cremlino sul proprio debito. Tuttavia, per rendersi conto della situazione, basti pensare che prima dell’operazione di lunedì della banca centrale russa, il rublo era precipitato più del 10% sul dollaro, trascinato nell’abisso dall’aspettativa di nuovi cali del petrolio. Che implicano conseguenze sempre più preoccupanti per un’economia che basa un quarto del Pil sull’energia, e i propri conti su un prezzo che il greggio ha ormai abbandonato da tempo. Se resteremo sui livelli attuali, intorno ai 60 dollari il barile, la contrazione per il Pil russo nel 2015 potrebbe passare dall’attuale “zero virgola” al 4,5-4,7%, ha avvertito la Banca centrale. Contribuendo ad affondare ancora di più il rublo, che ormai in questo anno terribile ha dimezzato il proprio valore.

Secondo indiscrezioni, prima di annunciare la propria decisione sui tassi, Bank Rossii sarebbe intervenuta più volte per cercare di salvare il rublo, lunedì. Però gli 80 miliardi di riserve spesi finora non sono bastati. Ed è proprio questo prosciugare le proprie risorse che favorisce il panico, perché le basi su cui può contare la Russia non sono infinite. Saranno messe alla prova, oltre che dal calo del petrolio, dalle scadenze sui debiti di banche e imprese che non possono più contare sui finanziamenti internazionali, a causa delle sanzioni. E su queste è intervenuto ieri il ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov: «ho serie ragioni per supporre che dietro le sanzioni ci sia la volontà degli Stati Uniti di destabilizzare la situazione e cambiare il governo in Russia che ha sopravvalutato l’indipendenza della Ue e di alcuni grandi Paesi europei dagli Usa».

Federico Rossi