Al primo posto si classifica Katharine Hepburn (1907-2003), che su 12 nomination riesce ad aggiudicarsi 4 Oscar come miglior attrice protagonista per “La gloria del mattino” (1933), “Indovina chi viene a cena?” (1967), “Il leone d’inverno” (1968), “Sul lago dorato” (1981).

Ritenuta una delle più grandi attrici statunitensi di tutti i tempi, la Hepburn si contraddistingue per una straordinaria capacità interpretativa e un’avvenenza singolare; per un rigore, una fermezza, un anticonformismo che la seguono anche dietro le scene. Chi ha lavorato con lei la descrive non solo come una donna estremamente esigente e attenta a curare i particolari, ma anche autoritaria nei confronti dell’intera troupe. Humphrey Bogart, da lei personalmente selezionato come tutti i suoi partner sul set, raccontava con affetto un simpatico aneddoto: durante le riprese de “La regina d’Africa” la Hepburn si recava nella sua roulotte e assegnava lui i “compiti”, ossia le precise parti del copione da studiare in vista delle future scene da girare.

Della sua vita privata ha sempre lasciato trapelare il minimo, concedendo ai giornalisti risposte bizzarre, come alla domanda “Quanti figli ha?” “Due bianchi e due neri”.

 

Meryl Streep (1949) è l’attrice vivente più premiata e nominata agli Oscar. Con ben 18 nomination conquista 3 statuette per “Kramer contro Kramer” (1979), “La scelta di Sophie” (1982) e “The Iron Lady” (2011).

Poliedrica, naturale, versatile, e perennemente sulla cresta dell’onda; Meryl esprime un talento innato e poderoso abbracciando cinema, teatro, televisione, spaziando tra i generi più differenti della commedia, del musical, del dramma, e cimentandosi nei ruoli più complessi. Grazie ad un perfezionismo quasi maniacale la Streep riesce a mettere in risalto le sfumature più adombrate dei suoi personaggi e a catalizzare puntualmente l’attenzione dello spettatore. Una curiosità: per “La musica nel cuore”, dove interpreta un’insegnante di musica, l’attrice ha studiato violino per otto settimane arrivando a suonare anche per sei ore di fila. La spontaneità delle sue interpretazioni è in realtà sorretta da una preparazione seria e meticolosa.

 

Jack Nicholson (1937) detiene il record maschile per il maggior numero di candidature e vittorie agli Oscar: 12 nomination e 3 vittorie per (1975), “Voglia di tenerezza” (1983) e  “Qualcosa è cambiato” (1997).“Qualcuno volò sul nido del cuculo” 

Un divo del cinema. Universalmente amato dalla critica e dal pubblico e invidiato ed ammirato dai colleghi, Nicholson è in grado di caratterizzare ogni personaggio in modo indelebile. Con un debole per i ruoli inquietanti e diabolici, la capacità espressiva di Jack è per antonomasia inconfondibile. Il sorriso sornione, il ghigno enigmatico, lo sguardo arcigno, la risata esuberante e folle non falliscono mai nello stupire e impressionare lo spettatore.
È indubbiamente un attore geniale e uno dei più grandi interpreti nella storia del cinema.

 

 

Ingrid Bergman (1915-1982) si aggiudica 7 nomination e vince 3 Oscar con “Angoscia” (1944), Anastasia (1956) e  “Assassinio sull’Orient Express” (1974).

Attrice svedese splendida e indimenticabile. Anima inquieta dal passato travagliato. Bellissima e ammaliante, Ingrid riesce presto a farsi spazio nel cuore di Hollywood, conquistando la stima di grandi registi dell’epoca come Hitchcook, Rossellini, Ingmar Bergman. Non solo affascinante, ma anche sveglia la Bergman vantava a buon diritto di parlare correntemente cinque lingue: svedese, inglese, italiano, tedesco e francese, conoscenza che le ha permesso di trasferirsi da Stoccolma a Hollywood, da Roma a Parigi. Per lavoro e per amore. Donna sveglia e seducente, protagonista di quello che è considerato uno dei più bei film di tutti i tempi: Casablanca.

 

 

Daniel Day Lewis (1957) vince 3 Oscar su 5 nomination per “Il mio piede sinistro” (1989), “Il petroliere” (2007) e “Lincoln” (2012).

Attore di formazione teatrale classica, grazie ad un metodo studiato e comprovato riesce a immedesimarsi perfettamente nei panni di ogni personaggio più che accuratamente scelto. Daniel è infatti profondamente selettivo; lo dimostra il fatto che ha girato meno di 20 pellicole nel giro di 30 anni di attività. Nonostante questo, però, Lewis si è affermato come artista di grande spicco, capace di improntare ogni film di un’empatia particolare grazie a una personalità eclettica e allo stesso tempo riflessiva, che non può che essere evidente.

 

 

 Federica Margarella