Un rapporto dal titolo così enigmatico quanto emblematico, quello appena presentato dal Centro Studi di Confindustria (CsC): “Il rebus della ripresa – La corruzione zavorra per lo sviluppo”.

Nel corposo dossier di Confindustria possono rilevarsi numerose osservazioni interessanti sullo stato di salute dell’economia del nostro Paese, e sulle prospettive di breve-medio termine dei principali indicatori macroeconomici.

Ciò che salta immediatamente all’occhio, come confermato in maniera tutt’altro che velata da Confindustria, è che neppure quest’anno l’Italia riuscirà a divincolarsi dall’attanagliante morsa della recessione: tutt’altro, il prodotto interno lordo viene addirittura rivisto al ribasso, da -0,4% a -0,5% per il 2014.

Tuttavia, qualche timida previsione incoraggiante sembra scorgersi per il prossimo biennio: prevista infatti per il 2015 una moderata crescita dello 0,5%, e per il 2016 un consolidamento della stessa, a +1,1%. Dati che risentono del clima di incertezza e sostanziale fragilità del quadro economico, ragion per cui potrebbero variare nel corso del tempo, ma alle tinte fosche attuali Confindustria preferisce affiancare qualche fioco sprazzo di ottimismo.

In particolare, ad aiutare la ripresa saranno il consistente calo del prezzo del petrolio, che nel giro di pochi mesi è crollato del 40% – mettendo a repentaglio numerosi listini di mercato nonché intere economie di Paesi come la Russia – e il rafforzamento degli scambi commerciali globali.

Ciononostante, restano preoccupanti gli scenari sulla disoccupazione, che già quest’anno ha superato la soglia del 13% (e del 43% per quella giovanile): sarà difficile invertire il trend occupazionale, comunque non prima della primavera 2015, a partire da cui potrebbe realizzarsi il sospirato calo della disoccupazione, scendendo di circa 1 punto nei prossimi due anni.

Il rapporto analizza numerosi dati, dalla pressione fiscale alle stime sul debito pubblico, ma in particolare risulta interessante notare le proiezioni di Confindustria sull’effetto che la corruzione ha ed avrebbe avuto in scenari diversi. “300 miliardi bruciati in 20 anni”, si legge in sintesi, sottolineando che basterebbe raggiungere i livelli di corruzione della Spagna per ottenere 0,6 punti di PIL in più all’anno. Un obiettivo non certo chimerico, un invito preciso al ministro Orlando presente alla pubblicazione dello studio.

Ultimo monito, infine, sul processo di consolidamento e rientro del colossale debito pubblico: Confindustria avverte di procedere in maniera graduale e non traumatica, onde evitare tensioni sociali e derive populistiche. Uno strale ai paletti imposti dal Fiscal Compact?

Ulteriori informazioni dal sito di Confindustria sono disponibili qui.

Emanuele Tanzilli