Devo premettere la mia parzialità nel discorrere di architetti, pianificatori urbani, riqualificazione di zone in stato di degrado: nutro un profondo e personale disprezzo nei riguardi delle succitate categorie per ragioni con le quali non è opportuno tediarvi.
Per quanto concerne il mio gusto estetico, esso – come d’altronde ogni attributo personale – è soggettivo, pertanto non posso avanzare la pretesa di farmi interprete del comune sentire: sarebbe oltremodo inopportuno, constatato a titolo esemplificativo che alla maggioranza degli italiani garbano i Modà, da me non apprezzati, e che la mia voce si leva donchisciottianamente, isolata contro i numeri delle classifiche.

urban barriera nichilismo
Buongiorno mond… Oh, diamine.

Esaurita questa parresiastica introduzione di carattere personale, giungo alla questione che intendo affrontare: l’imposizione del nichilismo.
Ogni mattina, aprendo la finestra, da una settimana a questa parte nel mio bel panorama alpino si è inserita codesta opera di riqualificazione, raffigurata a sinistra. Come primo messaggio della giornata proveniente dall’esterno, capirete che la visione di un gigante da solo in mezzo ad una città, ed al quale sei tubi blu escono dal cuore e terminano nei comignoli; quasi a voler dire che la sua vita, i suoi sentimenti, quello che ha dentro gli vanno in fumo: non è esattamente una cosa che possa incanalare positività.
Nei dintorni è presente anche un altro murales, raffigurante lo stesso gigante rannicchiato in posizione fetale, seduto per terra in un parco tra i palazzi. Genialità ulteriore, quel muro è esattamente prospiciente ad una scuola elementare. Deprimiamo i bambini fin da piccoli per prepararli ad un futuro da alienati o da molecole di gas nobili? Non mi pare opportuno annichilire le speranze del nostro futuro.

homo technosapiens
La sottile ironia del Nichi-lista che stacca la corrente rossa…

Immaginate poi una nuova struttura universitaria, progettata da un’archistar come sir Norman Foster, costruita in riva ad un fiume, calda come l’inferno, sfortuna vuole con un cimitero non troppo lontano. Pensate di arrivare lì un lunedì del primo anno per la lezione delle 8, in un freddo e buio mattino di nebbia. Entrate nell’atrio circolare, alzate lo sguardo e compare lui.
Un uomo ammasso di muscoli, rannicchiato, a capo chino, che regge una spina rossa della corrente. «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate». Voglia di vivere saltami addosso. Opera di Richi Ferrero, quest’Homo technosapiens.
In questo momento comprendo alla perfezione cosa intenda Dario Argento, quando dice che Torino è la città naturale per girare gli horror – non gli splatter. Il lato oscuro, cupo, nichilista della città emerge con forza prorompente, è ribadito, sottolineato, scolpito a vangate nella roccia.
Pare quasi di udire una voce: «Siete asociali, falliti, inutili, deprimenti, pieni di problemi, senza una vita, senza personalità. Siete pedine, carne da macello, siete “irrenden Körper” che “ihre Seelen suchten”, corpi erranti[1] in cerca delle proprie anime».

Buon Natale.

Simone Moricca
@simo92to
s.moricca@liberopensiero.eu

Note:
[1] il termine “erranti” ha una doppia valenza semantica: sia “erranti” in quanto “in errore”, sia in quanto “vaganti senza meta“. L’espressione originale in lingua tedesca “Wie ein irrender Körper seine Seele sucht”, qui resa al plurale, è del giurista tedesco Karl Binding (1841-1920) ed è contenuta nella sua opera “Die Normen und ihre Übertretung. Eine Untersuchung über die rechtmäßige Handlung und die Arten des Delikts”, che in italiano suona come “Le norme e la loro trasgressione. Uno studio sull’azione legale e sulla fattispecie di reato”, pubblicata nel 1872.