Storica decisione del Parlamento Europeo che, con una risoluzione di sicuro impatto, ha riconosciuto l’esistenza di uno Stato palestinese. Nel contempo, sempre nella risoluzione, dichiara illegittimi, ai sensi del diritto internazionale, gli insediamenti israeliani e affida all’Unione Europea il ruolo di vero e proprio facilitatore del processo di pace in Medio Oriente. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, dovrà spendersi per favorire una posizione comune europea che possa facilitare la risoluzione pacifica del lungo ed estenuante conflitto.

Se quindi all’Europa viene chiesto di adoperarsi per la pace, non di meno si chiede alla diverse fazioni palestinesi che vengono esortate a consolidare il consenso attorno al governo dell’Autorità palestinese, mettendo da parte tutte le divisioni interne che da tempo sono un ostacolo per il raggiungimento di un accordo di pace. L’appello, ovviamente, è rivolto in particolar modo ad Hamas che da sempre ha avuto toni duri contro la politica di Israele e contro un accordo con chi è visto come un aggressore. A questo proposito, per attenuare le voci del dissenso lancia l’iniziativa “Parlamentari per la pace”, cui è affidato il delicato compito di riunire attorno ad un tavolo gli eurodeputati e i deputati dei parlamenti di Israele e Palestina.

La risoluzione europea sulla Palestina

La risoluzione è stata adottata da cinque gruppi politici e ha ricevuto l’approvazione dell’intero Parlamento con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 111 astensioni. La soluzione a due Stati basati sui confini del 1967 è stata fortemente sostenuta dai redattori della proposta ed adottata con la precisa condizione che Gerusalemme rivestisse il ruolo di capitale di entrambi gli Stati. Uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina che sia indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di condurre un’autonoma esistenza. Si esortano entrambi a vivere fianco a fianco in pace e sicurezza, rispettando i dettami del diritto internazionale ed il principio di autodeterminazione.

Lo storico voto è stato accolto dall’aula con un applauso liberatorio e sentito, a testimonianza dell’importanza del tema affrontato. I gruppi che hanno redatto la risoluzione sono quelli del PPE, del S&D, della Sinistra Unita (GUE), dei liberali e dei Verdi, appoggiata anche da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle come Massimo Castaldo e Ignazio Corrao. Per contro, la delegazione di Forza Italia, evidentemente contraria al riconoscimento dello Stato di Palestina, è uscita dall’aula al momento della votazione. Elisabetta Gardini, capogruppo azzurro, illustra la posizione tenuta con una dichiarazione rilasciata poco dopo: «Pur riconoscendo il lavoro fatto dal PPE per mitigare le posizioni della sinistra europea come delegazione di Forza Italia permangono rispetto al testo di questa risoluzione ancora delle ambiguità e troppe tracce della versione originaria a cominciare dal titolo. Per questo motivo, proprio per marcare politicamente il nostro dissenso, al momento del voto tutta la nostra delegazione ha abbandonato l’aula». Altra posizione contraria quella espressa di Nigel Farage, leader inglese del movimento euroscettico UKIP, che ha dichiarato la necessità di ritenere nullo il voto in quanto «il riconoscimento degli Stati è di competenza delle nazioni, non del Parlamento Europeo che non ha questo potere».

Sentenza CGUE: Hamas non è un gruppo terroristico

Il Medio Oriente quindi vero protagonista dell’ultima fase dei lavori prima della pausa natalizia. Ciò è tanto più vero ove si pensi che, mentre viene presentata la risoluzione che stiamo commentando, arriva anche la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ordina la rimozione di Hamas dalla lista dei gruppi terroristici della stessa UE. Una sentenza che fa infuriare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che invita l’Europa a «reinserire immediatamente» Hamas nella sua lista nera. La voce grossa di Israele non tarda ad avere i suoi effetti: la Commissione si affretta a dichiarare che considera ancora Hamas alla stregua di un’organizzazione terroristica. Adesso occhi puntati sull’ONU dove la risoluzione potrebbe essere votata nelle prossime 24 ore.

Francesco Romeo