Secondo le ultime stime dell’Unione Petrolifera il prezzo del greggio sarebbe sceso ai livelli del 2010 mentre quello della benzina, seppur diminuito, risulta essere ancora più caro: 27 centesimi in più rispetto ad allora (23 dovuti alle tasse e 4 all’effetto cambio). Discorso diverso per quello del gasolio che è invece più alto di circa 33 cent (28 tasse e 5 cambio). Grazie a questi dati l’Up spiega come “l’aumentata componente fiscale ha sterilizzato qualsiasi vantaggio per gli automobilisti“.

Al netto degli aumenti fiscali, la benzina costerebbe meno di 1,4 euro al litro e il gasolio meno di 1,2. L’onere che l’Italia sostiene per le forniture dall’estero sarà pari a 45 miliardi, circa il 20% in meno rispetto al 2013 (-11 miliardi). Il crollo è in gran parte dovuto al calo dei consumi colpiti dal caro prezzi nella prima parte dell’anno e alla riduzione delle quotazioni del greggio dall’inizio dell’estate: la fattura petrolifera, quindi, scende a 25 miliardi (-18%).

Il preconsuntivo 2014 dell’ UP ci ha dato la possibilità di analizzare altri dati di estrema importanza:

– In Italia la tassazione sulla benzina è pari al 63% mentre nel resto d’Europa la media è del 58%, sul gasolio le percentuali sono pari rispettivamente al 58% e al 51%. In virtù di diverse clausole di salvaguardia, gli aumenti sono previsti fino al 2021.

L’allarme per la crisi della raffinazione continua ad esserci: il presidente dell UP, Alessandro Gillotti, ha infatti affermato che “non si può certo dire sia migliorata: i tassi di lavorazione sono ancora troppo bassi (73%) e l’impatto della legislazione europea, molto più stringente rispetto a quella, per esempio, dei paesi asiatici, comporta una perdita di competitività stimata nel 20%. Anche sulla rete carburanti non si vedono progressi: la razionalizzazione “incontra molte resistenze soprattutto da parte dei retisti indipendenti”.

– La domanda per l’energia in Italia è diminuita del 5,1% rispetto al 2013, fermandosi a 157,6 milioni di tonnellate di petrolio equivalente e tornando così sui valori degli anni ’80.

– i consumi petroliferi sono in calo del 4,5%, ma l’Up evidenzia “qualche timido segnale positivo sul fronte dei carburanti”.

In questo periodo l’argomento risulta essere di grande attualità vista la situazione in cui versa la Russia. Il paese del Presidente Vladimir Putin sta fronteggiando, nello stesso tempo, non solo il crollo del prezzo del petrolio di cui è tra i maggiori fornitori per i paesi europei, ma anche la svalutazione della moneta: il rublo ha perso il 50% del valore rispetto al dollaro. L’inflazione è in aumento e nel 2015 e il Paese rischia un crollo del Pil del 4,5%.

Fabio Palmiero