Se prima si limitavano ad attaccare le scuole vuote, senza studenti, con questo gesto, il Tehrik-e-Taliban, nel recente attentato alla scuola in Pakistan,  ha dato atto della sua ferocia più spietata, frutto di una guerra che, forse, è appena iniziata.

I gruppi del terrore  stanno perseguitando il mondo, famiglie, donne e bambini.
L’Army Public School era frequentata da giovani militari, alunni tra i 6 e i 17 anni. Nella struttura si trovavano 500 persone tra studenti ed insegnanti, i morti sarebbero 141.
I terroristi avrebbero trucidato gli studenti mentre correvano per rifugiarsi sotto i banchi, cosparso di benzina un insegnante e costretto i bambini a vedere tutta la crudele scena. “Abbiamo detto ai nostri uomini di non colpire i bambini piccoli anche se sono figli di militari o di leader civili”, il portavoce dei talebani, Mohammed Umar Khorasani.

Purtroppo non è la trama di un film, ma l’atroce verità.
Solo l’ultima notizia di una lunga serie.

Fa sempre più rabbia sapere che le vittime sono i più deboli, gli indifesi.
A distanza di pochi giorni altre due esplosioni sono state avvertite all’esterno di una scuola femminile nella città di Dera Ismail Khan a qualche centinaia di chilometri da Peshawar, ma al momento degli scoppi, la scuola era chiusa in segno di lutto per il massacro all’Army Pubblic School.

Le scuole sono gli obiettivi preferiti, sopratutto gli istituti femminili, poiché i terroristi non vogliono che le donne vengano istruite, che si avvicinino al sapere, ma l’atroce verità è che questo attentato dimezza il numero dei futuri soldati pronti a scendere in campo e fa si che il nome del gruppo risalti a livello mondiale.
Le organizzazioni del terrore stanno facendo rumore, stanno ponendo le basi per creare il folle stato islamico a suon di vittime: donne e bambini.

Il ministro iracheno per i diritti dell’uomo ha annunciato che L’Isis ha ucciso a Fallouja, 150 donne poiché: “rifiutavano di sposarsi con combattenti del gruppo terroristico”, buttate poi come sacchi nelle fosse comuni.

Con un esecuzione in pubblico, L’Isis, ha ucciso la militante per i diritti delle donne Samira Salih Al-Nuaimi, a Moussoul, dopo che lei, aveva criticato le atrocità sulla sua pagina Facebook.

Molte famiglie hanno dovuto lasciare la provincia al nord della città di Al-Wafa, dopo che centinaia di residenti hanno ricevuto minacce di morte e molti bambini hanno perso la vita nel deserto mentre raggiungevano i rifugi nei paesi vicini”.
Quello dei rifugiati è un altro dramma, poiché il primo dicembre il Programma Alimentare Mondiale dell’ONU aveva annunciato di aver terminato i fondi per i rifugiati siriani.
Subito dopo, grazie alla campagna di raccolta fondi #AdollarALifeline, l’agenzia ha raccolto più di 80 milioni di dollari riuscendo a garantire l’assistenza ai rifugiati siriani per il mese di dicembre. Per questa mancanza, il direttore esecutivo del PAM Ertharin Cousin avvertì : “questo, potrebbe potenzialmente causare ulteriori tensioni, instabilità e insicurezza nei paesi di accoglienza vicini”.

A pagare gli errori dei grandi, però, come spesso accade, sono i bambini.
Per milioni di loro, il 2014, è stato marcato dalla paura, dalla tristezza e dall’orrore a causa dei conflitti.
L’Unicef avverte la comunità internazionale: Repubblica centrafricana/Sud Sudan/Repubblica Democratica del Congo/Palestina/Siria/Ucraina/Iraq : 230 milioni di bambini vivono in quelle terre di fuoco, 12.000 sono stati reclutati e più di 600 uccisi o mutilati.

Questo è stato un anno devastante per milioni di bambini. Molti sono stati uccisi mentre studiavano in classe o mentre dormivano nei loro letti; Molti hanno perso i loro genitori, sono stati torturati, reclutati dalle forze, violentati e venduti come schiavi. Mai nella storia recente tanti bambini sono stati sottomessi ad una tale brutalità” ha detto il direttore generale dell’Unicef Anthony Lake.

35 attacchi sono stati fatti in Siria contro le scuole, uccidendo 105 bambini e ferendone 300.
A Gaza i bambini feriti sono 3370 e in Iraq il numero dei morti e mutilati raggiunge quota 700.
Senza dimenticarci però che gli abitanti di quelle terre sono testimoni di atti barbari, di crudeltà e di violenze e, qualora non sono vittime della guerra lo sono della fame e della malnutrizione.

Il mondo può e deve raddoppiare gli sforzi perché il 2015 sia un anno migliore per ogni bambino.
Poiché un bambino cresciuto in buona salute, in sicurezza diviene forte ed educato e sarà un bambino che potrà contribuire al proprio avvenire e all’avvenire della sua famiglia, della comunità e della sua nazione
”, l’augurio di Anthony Lake.
Le rose rosse cospargono i piccoli feretri, la folla invade le piazze macchiate di sangue, gli amici e i familiari portano in spalla le pesanti bare. Inizia il corteo delle vittime indifese della guerra, di coloro che non potranno mai vedere la “pace” e non potranno mai contribuire al proprio avvenire.

Giuseppe Ianniello