Il Movimento Cinque Stelle ha presentato il proprio referendum per l’uscita dall’euro alla stampa estera. Lo ha fatto ieri, giovedì 18 dicembre, alle ore 15.
Luigi di Maio ha presentato la raccolta firme come il semplice “Portare un pò di democrazia su un tema in cui la democrazia è stata dimenticata”, riferendosi appunto ai tempi dell’adesione all’unione monetaria. Specifica poi che allora “solo due paesi hanno avuto la possibilità di decidere con referendum se entrare o no nell’euro, Svezia e Danimarca. Tutti e due hanno votato no”.
Di Maio sa bene che il principale ostacolo al referendum è la convinzione diffusa che il cittadino comune non possa addentrarsi in decisioni che dovrebbero comportare analisi economiche di alto livello, a tale proposito dichiara però che “Responsabilizzare i cittadini è il modo per aprirgli gli occhi. Il paese non capisce perchè sta andando alla deriva”, e si augura infine un “sussulto” anche negli altri paesi d’europa, concludendo di voler solo chiedere agli italiani “se vogliono che i paesi che stampano moneta gli rubino posti di lavoro, e se vogliono che il popolo sia sovrano”, ha poi reso pubblici i primi numeri, a suo avviso positivi: “50.000 firme in un weekend”.
Prima della conferenza stampa tenutasi nella sede dell’Associazione Stampa Estera, sono arrivate anche le dichiarazioni di Beppe Grillo, l’ex leader ha reso noto l’identikit del suo candidato ideale per le prossime elezioni presidenziali: “Il nuovo Presidente della Repubblica dovrà essere una persona che non firmi qualsiasi cosa, una persona di buon senso, una persona normale e al di fuori degli schieramenti politici. Escludendo poi Romano Prodi, “Basta, non se ne può più”. Riguardo il capo dello stato uscente invece le dichiarazioni sono al veleno: “Napolitano non deve dimettersi, deve costituirsi”.
Intervenuto poi alla conferenza stampa è invece tornato a parlare più propriamente di temi concernenti il referendum, descrivendo come “in linea con la storia del movimento” la scelta dello strumento referendario. “Siamo nati per espandere la democrazia, abbiamo sempre fatto quello che abbiamo detto”.
Cita poi Buzzi, dall’intercettazione di una conversazione con Carminati: “Buzzi parlando con Carminati dice: ‘il problema e’ che non ci stiamo più noi. Grillo è riuscito a distruggere il Pd’. Vuol dire che il loro referente a Roma e altrove è un partito che si chiama Partito Democratico, se avessimo fatto un’alleanza con il Pd adesso staremmo dentro questa roba qua.
Ha presentato quindi alla stampa estera l’attuale situazione italiana, semmai ce ne fosse stato il bisogno, descrivendo l’Italia come un paese che peggiora ogni giorno, mentre “i partiti parlano di cose che non hanno più senso: parlano del presidente o della Corte Costituzionale o della Legge elettorale, ce le abbiamo noi le soluzioni perchè siamo cittadini come voi. Noi abbiamo il diritto a ricostruire le macerie”.
Le ultime parole, dai toni velatamente amari, le spende poi sul passato e sul futuro del Movimento, senza rinunciare al consueto ottimismo: “Ci hanno messo in un angolo, ma dovevano dare l’incarico a noi, le elezioni le avevamo vinte noi. Se non ci facciamo del male da soli, non ho dubbi sul fatto che governeremo questo paese, aspettiamo che passi il cadavere”.

Valerio Santori