I 19 uomini di Montedison, imputati implicati nel processo della Corte d’Assise di Chieti in merito alla discarica Bussi di rifiuti tossici, a pochi passi dal fiume Tirino di Pescara, nonché tra i Parchi Nazionali Majella e Gran Sasso, sono stati tutti assolti, nonostante l’accusa di inquinamento delle falde acquifere e disastro ambientale.

Nel 2007 l’allora pm Aldo Aceto, in seguito al ritrovamento di svariate quantità di clorometanoderivati presso il fiume, trascinò il Corpo forestale dello Stato verso una scoperta dalla rilevanza drammatica: 25 ettari di rifiuti tossici sotterrati a pochi metri dal suolo e vicinissimi alle acque del Tirino. Erano di fronte alla discarica abusiva più grande d’Europa.

L’intera zona è stata deturpata dalla sua funzione naturale attraverso il ritrovamento di diossina, cloroformio – in quantità 453mila volte superiore ai valori consentiti; tricloroetilene e mercurio, rispettivamente 193mila e 2100 volte superiore ai parametri costituzionali. In falda superficiale supera un milione di volte il limite del diclorometano; mentre il tetracloruro di carbonio oltrepassa 666 mila volte i limiti nella falda superficiale e 3733 volte quello della falda profonda. I dati diffusi dal WWF in seguito ad un monitoraggio ambientale coordinato dall’azienda belga Solvay, tra l’altro, penalmente coinvolta nella messa in sicurezza del territorio secondo una legge che risale al 2006, nonostante non abbia preso parte allo sversamento dei rifiuti e quindi alla contaminazione ambientale.

I pm del tribunale di Pescara Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini si erano adoperati per formulare 18 condanne e un’assoluzione, con pene che variavano dai 4 ai 12 anni e otto mesi di carcere, oltre ad appoggiare la richiesta di un risarcimento dei danni da parte del governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

In una dichiarazione rilasciata nel processo dall’Istituto superiore di sanità si fa presente che “l’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole“; ma ciononostante tutti gli accusati sono stati prosciolti in vista di prescrizione. Secondo l‘Ispra i danni ammonterebbero a 8,5 miliardi di euro, comunque meno preoccupanti relazionati al fattore di contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi dell’intero territorio di Bussi sul Tirino.

Così, in seguito ad un nuovo scempio ambientale all’italiana che non vedrà colpevoli, il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza fa presente l’inerzia della classe dirigente italiana nei confronti della creazione di uno statuto di sicurezza per l’ambiente: “C’è un testo approvato alla Camera dei deputati a larghissima maggioranza, che potrebbe colmare questo insopportabile gap culturale e giuridico. Appena passato alle aule del Senato si è infranto contro il solito torpore che ammanta quelle riforme che interessano davvero la collettività, alimentato dalle solite vecchie lobby aggrappate al peggiore modello produttivo esistente – forse solo grazie alla mediocre tutela penale dell’ambiente. Nonostante il testo approvato sia abbastanza moderato nella sua carica repressiva è presto diventato un figlio illegittimo che nessuno (o pochi) in Senato si sono precipitati a riconoscere, magari voltandosi solo dall’altra parte. Un avvilente esercizio di omertà che stiamo provando a scalfire con una grande mobilitazione popolare e con un dibattito che vorremmo il più possibile aperto e partecipato.”

Alessandra Mincone