Alla vigilia del 24, giorno in cui il governo porterà in Consiglio dei Ministri la delega ricevuta dal Parlamento sul Jobs Act, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti ha voluto tenere un incontro con i sindacati e le imprese. Ma il testo attuativo, sul quale ci si doveva confrontare, non c’era.

A sentire le parole del segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, ci si può rendere conto dell’aria pesante che aleggia tra il governo e i sindacati, che si sentono quasi presi in giro: “Noi partecipiamo a questi incontri solo per rispetto nei confronti dei nostri iscritti”, così ha dichiarato, a margine dell’incontro organizzato da Giuliano Poletti con le parti sociali e le associazioni degli imprenditori per fare il punto della situazione in vista dell’emanazione del primo decreto del Jobs Act. Solo che il testo non è mai giunto sul tavolo del confronto.

Cosa che ha irritato i sindacati. Attacca Barbagallo, che aggiunge: “Noi siamo arrivati con nostre proposte dettagliate, loro ancora una volta senza uno straccio di testo. Siamo pronti a nuove iniziative, mi auguro anche con la Cisl, va riscostruita l’unità sindacale”. Ma le parole più schiette e pesanti arrivano proprio da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che non riesce a spiegarsi come è possibile non avere nessun documento su un provvedimento che riguarda milioni di cittadini e famiglie. E pone una domanda sulla quale lasciamo libera interpretazione: “…e se lo vogliono tenere chiuso fino al 24?” riferendosi alla delega approvata in Parlamento e che arriverà proprio il giorno della Vigilia di Natale sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

I punti di rottura e sui quali non si riesce a trovare un accordo sono sempre gli stessi: la quantità di mesi di indennizzo, la norma sullo “scarso rendimento”, le modalità di applicazione delle tutele crescenti, l’eliminazione dei contratti di precariato, ma soprattutto l’eliminazione del reintegro per tutte le fattispecie di licenziamento fatto salvo per quello discriminatorio. Gli unici soddisfatti di questo incontro sono state le associazioni delle imprenditori; per Cgil e Uil si è trattata proprio di una strenna natalizia per le imprese. La sensazione per il segretario Camusso è che il reintegro, alla fine, varrà solo per i licenziamenti disciplinari e che gli altri dovranno accontentarsi di un indennizzo su cui non è trovato un accordo manco sulla durata dello stesso mentre, per Barbagallo Renzi la realizzando la possibilità di licenziare chi, come e quando si vuole. Insomma, ai sindacati l’operato del governo merita un sonoro giudizio negativo che si può dire peggiorato specie dopo quest’incontro. Di nuovo sciopero generale ancora non si è parlato. Ma, di fronte a “un governo indisponibile a un confronto normale”, come ha dichiarato Camusso, non è esclusa alcuna ipotesi.

Daniele Colantuono