Un ritardo di ventiquattro ore con ben quattro rinvii, bagarre in aula e opposizioni sul piede di guerra non fermano l’approvazione travagliata del maxi-emendamento governativo alla Legge di Stabilità.

Il provvedimento di modifica della legge di Stabilità redatto dal governo, un emendamento che la sostituisce integralmente, arriva alla votazione finale alle due di notte accompagnato da una questione di fiducia. Ma le proteste dell’opposizione si erano fatte sentire sin dal pomeriggio di ieri, incalzando il governo affinché Matteo Renzi o Pier Carlo Padoan venissero a riferire in aula sui ritardi.

I parlamentari grillini hanno denunciato la presenza di emendamenti-marchetta dell’ultimo minuto, che andrebbero a favorire interessi particolari e lobby; “sono stati infilati all’ultimo momento per assecondare gli interessi dei lobbisti che affollano in queste ore il Parlamento” hanno dichiarato i pentastellati in un comunicato, “è intollerabile che Renzi e la sua maggioranza impongano misure che rispondono a interessi personali invece di pensare al bene della collettività“. Le proteste si sono poi trasformate in caos quando in serata il ministro Maria Elena Boschi ha annunciato l’apposizione della fiducia: dai banchi della Lega le scarpe tolte e sbattute sul tavolo.

I timori del governo di essere costretti a rimandare l’approvazione finale a dopo Natale, alimentati dalle minacce di ostruzionismo ad oltranza, hanno quindi costretto il governo a correggere il testo del maxi-emendamento proprio per eliminare una buona parte di quelle modifiche denunciate dalle opposizioni. Le difficoltà dovute alle modifiche dell’ultimo minuto si sono sommate a quelle dovute ai ritardi per la bollinatura del testo da parte della ragioneria dello Stato arrivata già in tarda serata. L’aula ha iniziato l’esame dell’emendamento alle 23,45, approvandolo definitivamente alle tre di notte.

Intanto dal fronte sindacale arrivano altre preoccupazioni per il Governo: i sindacati di categoria della Pubblica Amministrazione hanno infatti messo per iscritto l’intenzione congiunta di non cedere sulla questione dei dipendenti provinciali a rischio esubero. Nella nota congiunta i segretari generali Giovanni Faverin (Cisl-Fp), Rossana Dettori (Fp-Cgil) e Giovanni Torluccio (Uil-Fpl) hanno annunciato di essere pronti all’occupazione a oltranza delle sedi, estendendo la mobilitazione a tutte le Province italiane. I sindacati della funzione pubblica chiedono al governo un passo indietro sui provvedimenti “dannosi e insensati“, inclusi nella Legge di Stabilità, che metterebbero “a rischio di esuberi ventimila lavoratori a tempo indeterminato e di licenziamento di oltre duemila precari. I tre sindacati principali hanno spiegato di essere concordi sulla necessità di una riorganizzazione vera, ma per far questo è necessario un dialogo vero tra i lavoratori delle pubbliche amministrazioni e il governo.

Roberto Davide Saba