Silvio Berlusconi torna alla ribalta sul palcoscenico intervenendo sul tema più caldo del gossip politico di questi giorni: la scelta del successore di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica.

L’identikit tracciato dal Cavaliere (non ha, ad oggi, perso l’onoreficenza, come qui verificabile) è riassumibile nella frase «Il problema non sono le radici politiche. Ma che sia un Presidente della Repubblica equilibrato, un garante». Apertura, dunque, ad un altro Capo dello Stato proveniente dall’area del centro-sinistra nella sua accezione più ampia: anche ad un candidato di area PD, purché sia «garante di tutti».
Una espressione, quella del “Presidente di tutti”, che più volte è stata abusata per numerose cariche istituzionali, dai presidenti delle Camere ai Sindaci, passando per i presidenti delle varie Autorità: una sorta di etichetta del politicamente corretto per celebrare la vittoria non come sconfitta degli avversari, nonché un appiglio per facili critiche in caso di comportamenti e decisioni più o meno parziali; un velo di ipocrisia politichese, frase di circostanza e nulla più.

Berlusconi nega di aver proposto Giuliano Amato: «Nei giorni scorsi mi hanno anche attribuito l’indicazione di Giuliano Amato, ma non è vero. Io ho tracciato un identikit: ho sempre pensato e ancora penso che il Presidente della Repubblica debba essere una persona equilibrata, seria, competente e che non stia da una parte sola». Si accoda invece a Renzi nel non voler proporre nomi precisi, soprattutto contando sul fatto che il tema non sia ancora attuale: «Qualunque cosa io dica, verrebbe interpretata come il tentativo di bruciare questo o quel candidato. E io non voglio bruciare nessuno. Non intendo fare liste prima che l’argomento debba essere affrontato ufficialmente».

Forza Italia sarà della partita, quando si tratterà dello scegliere un buon candidato, Berlusconi ne è sicuro: «È una logica conseguenza del fatto che noi stiamo partecipando all’approvazione delle riforme. Noi non ci sottrarremo né sulle modifiche alla Costituzione né sulla nuova legge elettorale, quindi pensiamo di poter contribuire anche sul Capo dello Stato», sebbene l’argomento non rientri, e sono parole dello stesso Cavaliere, nel patto del Nazareno.

Il paletto ideologico è dunque rimosso: «Noi guardiamo alla persona, non ha importanza se è di quella parte o di quell’altra, non va giudicata dal fatto se ha radici in un’area o in un’altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti. Deve essere un garante per tutti quanti. Che svolga il suo ruolo di garanzia nei confronti di ognuno e non di una sola parte. Solo questo, punto e basta».

Berlusconi spera poi nello sconto di pena per buona condotta, che ammonterebbe a 45 giorni per ogni 6 mesi di pena, per poter tornare in campo a febbraio. Con il sogno, probabilmente, di poter giocare da protagonista le sue carte e magari ascendere al Colle.

Simone Moricca