Matteo Renzi parla a tutto campo in un’intervista con Fabio Fazio a Che Tempo che Fa, in cui tratta i temi di Roma, di Scuola, di Riforme e di Quirinale.

E’ un premier ferito dalle ultime vicende di Roma, non certo ucciso, anzi sembra solo ancora più determinato. Le vicende di Roma, il ‘sistema’ scoperto dietro la direzione della capitale, hanno danneggiato tutti, tutta la politica che vive l’ennesima botta di sfiducia e delegittimazione da parte dei cittadini per l’ennesimo  scandalo legato alla corruzione.

E di Mafia Capitale, e della corruzione, Renzi parla in relazione alla contestata decisione di proporre la capitale come organizzatrice dei giochi olimpici 2024, da molti vista come un’occasione per rinvigorire le tasche dei corrotti e dei corruttori. “Io non ho mai pensato che fosse facile governare. Ma se ci sono i ladri che rubano, la risposta non deve essere la resa: di fronte a chi ruba ai più deboli, come è successo a Roma, non possiamo reagire dicendo: è sempre stato così. Alla corruzione – continua il premier –  si risponde con nuove leggi. C’è un’Italia più bella, che non si rassegna. Non ho mai pensato che i corrotti smettessero di rubare, ma ora pagheranno. L’Italia ha un evidente problema di reputazione: noi invece dobbiamo dimostrare che sappiamo fare le cose“. Parole dure ed eloquenti quelle del premier, che quindi cerca di rilanciare la capitale con nuove leggi ed eventi, che puntano a migliorare la reputazione di Roma e di tutto il Paese.

Ma non solo scandali corruzione, il premier parla anche di Scuola, rivendicando l’attività avviata dal suo governo e proponendo una maggiore collaborazione tra le scuole e la Rai, “affinchè questa sia a disposizione dei cittadini e non dei partiti“. Sul toto-Quirinale, ormai nel vivo con circa un mese di presidenza di Napolitano prima delle annunciate dimissioni, il premier chiarisce che la questione non rientra nel Patto del Nazareno, anche perchè quando fu stipulato il patto le dimissioni di Napolitano non erano prevedibili. Sul Quirinale Renzi si augura che vada una persona “saggia e di grande equilibrio“, ma soprattutto “serve la maggioranza più ampia possibile“, eliminando l’idea di un diritto di veto da parte di chiunque, anche del PD stesso.

Poi Renzi si dedica alle riforme, annunciando che i decreti attuativi del Jobs Act saranno varati “il 24 dicembre“, mentre entro il 31 gennaio sarà approvata la legge elettorale e le riforme costituzionali. Un pensiero anche all’Europa, a cui si assicura che “nel 2015 cercheremo di mantenere tutti i nostri impegni Ue e lavoreremo perché gli investimenti siano sbloccati dal patto di stabilità, anche levando dal computo i fondi europei” ma “vanno tolti gli investimenti dal computo del 3% per il rapporto deficit-pil“.

Francesco Di Matteo