Se il Napoli fosse dei napoletani: ipotesi quasi utopistica, quantomeno a breve termine, che potrebbe rimandare ai modelli di società calcistiche ad azionariato popolare.

L’azionariato popolare è una pratica, diffusa nel mondo sportivo, attraverso la quale i tifosi partecipano alla vita e al governo di una società diventandone azionisti. Tutti coloro che detengono parte delle quote del pacchetto societario, facenti parte di tale azionariato, vengono definiti: investitori non istituzionali e, possono godere di tutti i diritti/doveri per legge spettanti al singolo socio (partecipazione alle assemblee societarie, ridistribuzione del reddito ecc).

Al mondo, il più grande esempio di società sportiva ad azionariato popolare è il Futbol Club Barcelona che, con i suoi circa 170.000 soci, costituisce un vero e proprio modello di stabilità socio-politica tra la sezione istituzionale e popolare (così come anche: Real Madrid, Athletic Bilbao, Osasuna, Bayern Monaco, Amburgo, Benfica, Sporting Lisbona, Arsenal).

Per quanto concerne la Serie A, il primo ed unico esempio di azionariato popolare è quello rappresentato da MyROMA: ente di diritto privato, che dal mese di maggio 2010 ha dato vita ad un soggetto giuridico formato unicamente da tifosi della Roma, che sta partecipando in maniera fattiva al capitale sociale del club giallorosso.

Fino ad ora abbiamo riportando il tutto in termini semplicistici, ma per comprendere meglio quello che è un azionariato popolare bisogna conoscere quelle che sono le sue nozioni di base:

  • Supporters Direct: è un ente riconosciuto inglese (il più accreditato) che collabora con la Uefa, e aiuta i tifosi a creare un Trust, ovvero ad avviarli e a finanziare le spese necessarie per la loro costituzione.
  • Trust: è un’aggregazione no profit, volta a rafforzare il legame tra club e sostenitori, concedendo loro l’opportunità di essere parte attiva della società.
  • I modelli esteri di azionariato popolare sono applicabili anche in Italia a patto che, come recita l’articolo 18 della Costituzione italiana: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”.
  • Si diventa soci pagando una quota annuale, che varia a seconda dell’età. Ad esempio, al Barcellona da 0 a 5 anni la quota associativa è di 34 euro, 68 euro dai 6 a 14 anni, 137 euro dai 14 anni in su. A Madrid invece, essere soci non costa nulla fino ai 10 anni di età, si pagano 47 euro dagli 11 ai 14 anni e 136 dai 14 anni in poi.
  • I soci vengono rappresentati tramite un’assemblea generale, a cui partecipano soltanto alcuni membri (sarebbe impossibile organizzare una riunione con oltre 150.000 persone). A Barcellona i membri vengono selezionati attraverso un meccanismo che sceglie a sorteggio l’1,5% dei soci complessivi più una percentuale inferiore all’1% scelta tra i soci con maggiore anzianità. A Madrid invece, mediante una votazione a suffragio universale che elegge 33 rappresentanti ogni 1000 fino a un massimo di 2000.
  • In un azionariato popolare, ogni singolo socio può diventare il Presidente della relativa società.
  • Il Presidente di una società ad azionariato popolare viene eletto a suffragio universale da tutti i soci. Il mandato è di 4 anni e non è possibile essere eletti per più di 2 volte consecutive.
  • Il comitato direttivo dirige e amministra le attività del club; il presidente lo rappresenta nei rapporti con terzi.
  • I presidenti hanno una funzione di garanzia qualora il bilancio di fine anno dovesse essere chiuso in disavanzo. In tal caso si impegnano a coprire le perdite, ma non hanno obblighi finanziari di investire parte dei propri proventi in sessione di mercato.
  • Tutti i soci possono: acquistare i biglietti in anticipo, godere di sconti e riduzioni nei negozi convenzionati con il club.
  • È possibile perdere la carica di socio per decisione volontaria, per morte o per motivi di carattere disciplinare. Alcune società ad azionariato popolare, come ad esempio il Real Madrid, aggiungono a tali cause anche il mancato pagamento della quota entro 4 mesi dalla data prevista.

Nonostante gli allettanti orizzonti di un azionariato popolare, i tifosi italiani continuano ad ignorare la possibilità di partecipare attivamente alla vita del proprio club: questa è la conclusione di un recente studio della Supporters Direct.

Quindi, come potrebbe essere la S.S.C. Napoli se fosse una  società ad azionariato popolare ad ampio respiro? Risposte certe non possono essere formulate, in quanto restiamo pur sempre nel campo delle ipotesi ma, visto che per i tifosi partenopei potrebbe essere molto più di una semplice fantasia/suggestione, proveremo ad immaginare:

  • Meno distanza tra la società (Presidenza, Dirigenza) ed i propri tifosi
  • Meno distanza tra la squadra (Calciatori, Staff Tecnico) ed i propri tifosi
  • Meno disaccordo con le scelte della società
  • Meno potere della stampa di veicolare/strumentalizzare i tifosi
  • Meno bufale riguardanti operazioni di mercato e non
  • Più ricavi dal settore commerciale e dal merchandising del marchio S.S.C.N.
  • Più abbonamenti annuali per stadio/pay-per-view
  • Più compattezza/unione dell’ambiente che circonda il club
  • Più formazione ad uno spirito critico costruttivo e non solo da bar
  • Più chiarezza da parte della società

Proprio in questi giorni il Patron azzurro Aurelio De Laurentiis, alla ricerca di nuovi fondi da investire, ha dichiarato ai nostri colleghi presenti a Doha, in occasione del match contro la Juventus valevole per SuperCoppa Italiana: “Sto studiando un progetto che porti un introito di 150 milioni di euro, è un progetto di azionariato popolare in cui potranno investire i tifosi, se il loro scopo è quello di essere competitivi. In cambio non avranno azioni, ma una serie di benefits”; proposta che, probabilmente, non riscuoterà molto successo, in quanto nonostante l’impegno economico de tifosi, costoro non potranno prendere parte attivamente a quello che è il governo della S.S.C. Napoli tramite le consuete assemblee generali per soci, proprie di un azionariato popolare.

È pur sempre vero che Napoli è una città difficile per tanti e tanti motivi, ma questa non può e non deve assolutamente essere/diventare la scusa/giustificazione sempre pronta, con cui potersi esimere dal partecipare attivamente per il bene di questa città. La stragrande maggioranza dei tifosi del Napoli, amano questa squadra così come amano questa città dalle mille sfaccettature, e chissà se un giorno, tra le mille, potrà esserci anche quella di un club Napoli concretamente più vicino ai suoi tifosi…

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Fonte dati statistici/news: fcbarcelona.com / barcelona.com / wikipedia.org / myroma.it / supporters-direct.org

Fabio Palliola