L’AQUILA – Il terrorismo nero torna a far paura. Sono 14 gli arresti dei carabinieri del Ros avvenuti durante il maxi-blitz antiterrorismo a livello nazionale, disposto dalla magistratura de L’Aquila nei confronti di un «gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista “Ordine Nuovo”, progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali, utilizzando i social network quali strumenti di propaganda eversiva».

I membri di “Avanguardia Ordinovista” – così era chiamato il movimento neo-fascista – si proponevano il  “compimento di atti di violenza – attraverso attentati ad Equitalia, magistrati e forze dell’ordine – al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato”.

I reati contestati agli indagati sono: associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, associazione finalizzata all’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi nonché tentata rapina. I carabinieri hanno anche documentato «i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o approvvigionamenti all’estero».

Il capo dell’organizzazione, anch’egli arrestato, è ritenuto Stefano Manni, legato tramite parentela a Gianni Nardi, terrorista neofascista e maggiore esponente di Ordine Nuovo. Tra coloro che sono stati prelevati dalle forze dell’ordine c’è Rutilio Sermonti – ex aderente di Ordine Nuovo, una delle figure più importanti nel panorama ideologico di destra negli anni ’60 e ’70 – membro dell’organizzazione ed “estensore di una nuova costituzione repubblicana basata su un ordine costituzionale di ispirazione marcatamente fascista“.

Il piano degli indagati, che ha portato agli arresti disposti del gip dell’Aquila, era “basato su un doppio binario”: “da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’ opera di capillare intromissione nei posti di potere tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro «nuovo» partito” . Secondo il pm Picardi, i criminali volevano entrare in politica a partire dai piccoli centri, sfruttando il malcontento popolare per ottenere consensi e proseguire in salita. Inoltre l’indagine ha rilevato anche che era in progetto l’assassinio del noto ordinovista Marco Affatigato, ritenuto “infame” poiché legato ai servizi segreti.

Ascoltando le intercettazioni dei dialoghi tra i membri dell’organizzazione eversiva “nera”, si intende che l’idea fosse quella di colpire uffici, banche, Questure e Prefetture “con la gente dentro” e contemporaneamente a Pescara e Milano, in modo che l’effetto sull’opinione pubblica fosse più devastante. Più sconcertante è il riferimento alla strage di Bologna, che in quest’ottica non è un esempio da imitare, ma è comunque definita come “un’opera d’arte, anche se non attribuibile a noi“.

Martina Barca