NAPOLI – Quello dei Cosentino può essere paragonato ad un vero e proprio tesoro, anche se, fortunatamente, oggi può definirsi sequestrato. Ben 142 distributori di carburante ed altri beni hanno visto scattare per loro i sigilli. Danno, se così può esser definito, che tocca importi economici al di sopra di ogni aspettativa e che sfiora i 120 milioni di euro.  Un valore appartenente alla famiglia Cosentino, la quale gestisce un fruttuoso commercio di prodotti petroliferi, e riconducibile al noto clan dei Casalesi.

Era da poco iniziata la mattinata di ieri, 22 dicembre, quando i carabinieri di Caserta, insieme al comandante provinciale Giancarlo Scafuri hanno messo in atto il provvedimento giudiziario. Questo è stato concesso su richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Una vicenda del tutto legata all’inchiesta del 3 aprile scorso, quando l’ex deputato del Pdl Nicola Cosentino fu arrestato. Egli allora era coordinatore del partito di Berlusconi, a livello regionale, e sottosegretario all’Economia. Anche allora, come oggi, fonte di tutto erano i distributori di carburante che portarono all’arresto anche due dei fratelli del boss Michele Zagaria.

Oggi si parla di concorrenza illecita, di truffa e alterazione all’andamento del mercato. Il tutto, ovviamente, per ricavare dei benefici economici per la propria azienda e famiglia. Per il momento si indaga su fenomeni di distorsione senza tralasciare l’approccio mafioso che lega la famiglia con i Casalesi.

L’inchiesta è stata diretta dal procuratore Giovanni Colangelo su richiesta del pool anticamorra della procura di Napoli. Per l’ex deputato ed ex sottosegretario, questa è la terza inchiesta in cui è coinvolto.

Infine, il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro ha dichiarato: “Rispetto sempre l’azione della magistratura e non entro nel merito delle questioni. Sono questioni che hanno il loro terreno che non è quello della politica”. “Mi limito a svolgere il mio ruolo che è quello di presidente della Regione – ha aggiunto Caldoro – con atti concreti e segnali forti di contrasto alla criminalità come facciamo con il ‘pacco alla camorra’, dobbiamo continuare con forza. Non entro assolutamente nelle vicende che riguardano le attività della magistratura che rispetto in quanto tale – ha poi concluso – ma che hanno nel terreno dei processi e delle indagini il loro percorso, ed è bene che la politica combatta su un altro campo”.

Carmela Davide