A partire dal primo gennaio le alternative contrattuali per l’assunzione di nuovi dipendenti faranno riferimento a tre modelli contrattuali: un contratto a tempo determinato, un contratto co.co.pro ed il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Questa terza tipologia grazie agli sconti di contributi ed Irap prospettati per i prossimi tre anni godrà di un consistente vantaggio fiscale e previdenziale rispetto alle altre due, nonostante il meccanismo di tutele crescenti che depotenzierà l’applicazione dell’articolo 18 al riguardo, per le elaborazioni eseguite dal servizio politiche territoriali della Uil il costo delle nuove assunzioni con questa nuova tipologia contrattuale, a parità di retribuzione, costerà il 36,9 per cento in meno rispetto al contratto a tempo determinato ed il 22 per cento in meno rispetto all’equivalente co.co.pro.

I benefici applicati per l’introduzione del nuovo contratto sono di due tipi, il primo di tipo previdenziale consiste nell’abbattimento dei contibuti Inps a carico dell’azienda per i tre anni per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore disoccupato da sei mesi, il secondo vantaggio è di tipo fiscale e consiste dal completo scorporo del costo del lavoro dall’imponibile Irap introdotto con la legge di Stabilità.

Secondo lo studio dell’unione sindacale un lavoratore con stipendio annuo di ventiduemila euro (1700 Euro mensili), il quale con la previgente normativa corrisponde ad un costo a carico delle aziende pari circa a 31000 euro, con gli sconti concessi il costo scenderà a 23400 euro, con un abbattimeno del 26 per cento dei costi, parti a 8300 euro. Più economico pure rispetto all’assunzione a tempo determinato, che non beneficiando dello sconto Irap e di quello contributivo, a parità retributiva dovrebbe costare 32000 euro, il 36,9 per cento in più del contratto a tutele crescenti, il co.co.pro. nella simulazione costerebbe 24800 euro il 22 per cento in più del contratto a tutele crescenti.

Altro fattore da considerare nella convenienza del nuovo contratto riguarderà la maggiore flessibilità nei licenziamenti, introdotta con gli imminenti decreti attuativi del Jobs act, con la previsione del solo risarcimento economico anche nei casi di acclarata illegittimità del licenziamento.

Insomma dallo studio emerge che il nuvo contratto a tutele crescenti rappresenta un forte incentivo all’assunzione e all’aumento di flussi produttivi confermandosi come uno degli strumenti principali attraverso il cui utilizzo si vuole rilanciare il mercato del lavoro in Italia.

Marco Scaglione