Le premesse del CdM

Oggi era previsto il Consiglio dei Ministri (CdM) per le ore 11, spostato poi alle 12 e iniziato alle 12.50. Ecco la sintesi della delicatezza degli argomenti trattati e della bagarre che hanno scatenato su articolo 18, reintegro ed il nuovo contributo ASpI (assicurazione sociale per l’impiego): insomma i due decreti delegati iniziali sul jobs act riguardanti contratto a tutele crescenti e ammortizzatori sociali. Come se non bastasse, ieri Matteo Renzi ha incontrato Giorgio Napolitano al quale ha illustrato le misure sul lavoro e gli altri ordini del giorno del CdM: decreto salva-Ilva (dopo l’accordo su Termini Imerese), decreto fiscale riguardante le imprese e decreto mille-proroghe. La prima norma citata è molto cara al premier e gli ha creato non pochi grattacapi dacché le normative UE lo classificano come “aiuto di Stato” quindi, in caso di attuazione, saremmo passibili di procedura d’infrazione ma il Presidente del Consiglio ieri a RTL ha dichiarato “Se l’Europa tiene più al rispetto delle norme che ai bambini di Taranto, io sono sicuramente dalla parte dei secondi”

Il contratto a tutele crescenti e la nuova ASpI

Con le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori l’indennizzo monetario sarà la regola, in sostituzione dell reintegro e lo stesso dicasi nel caso di “demansionamento” previsto dall’articolo 13 che sarà modificato, mentre sembra essere escluso il caso di licenziamento per scarso rendimento. L’indennizzo dovrebbe partire da 1,5-2 mensilità fino ad un massimo di 24.

Ricordando che parliamo di ipotesi perché i testi sono ancora tutti da scrivere, dalle notizie trapelate sembra che sarà istituita una conciliazione standard che, in caso di licenziamento, preveda un indennizzo da 1 mensilità fino a 16. Mentre prima c’erano importi maggiorati per le grandi aziende (sopra i 200 dipendenti), da oggi non ci saranno più poiché sostituiti da un risarcimento in base all’anzianità di servizio che crescerà in maniera più rapida per le grandi aziende in modo da non penalizzare eccessivamente le piccole-medie imprese (pmi).

Per giungere a questa sintesi ieri hanno lavorato a lungo i tecnici di Palazzo Chigi e il Ministero del Lavoro e sembra proprio da qui sia di nuovo apparsa l’idea della clausola opting-out che convertirebbe la sanzione del reintegro in un maxi-indennizzo. L’idea sembra essere piaciuta molto a Maurizio Sacconi che ha twittato:

Il nodo cruciale resta, però, il decreto attuativo sull’Aspi assieme alle sue coperture. Per l’Esecutivo dovrebbe entrare in vigore entro luglio essendo accessibile con sole 13 settimane di contributi ed elargire, in base alla durata del contratto (a tutele crescenti), fino a 24 mesi l’assegno di 1090 euro mensili che significa sei mesi di copertura in più rispetto all’Aspi Fornero. Ovviamente il nuovo ammortizzatore universale sarà riconosciuto a quanti possiederanno il nuovo tipo di rapporto di lavoro, indipendentemente dal settore economico, ed ai contratti di collaborazione a progetto (co.co.pro.) e di somministrazione fino al loro termine naturale e, dunque, estinzione. Dovrebbero restare il legame tra durata del sussidio e contribuzione pregressa, assieme all’assegno di disoccupazione che scatta dopo l’esaurimento della nuova Aspi. Il requisito base per l’accesso sarà sicuramente l’adesione al programma di reinserimento lavorativo e, sul fronte imprese, è fondamentale constatare che non ci saranno modificazioni nella contribuzione la quale spetterà per due terzi alle imprese ed un terzo ai lavoratori: l’1,3% andrà alla disoccupazione e l’1,4% ai contrattisti a termine.

Le dichiarazioni Pd

Renzi ieri ad RtL ha dichiarato “Questa legge sul lavoro non renderà più facili i licenziamenti ma le assunzioni”. Per Cesare Damiano (Pd) “L’introduzione dell’opting out non era nell’accordo con il Governo e si verificherebbe un eccesso di delega”, mentre per i rappresentanti della minoranza dem le cose andranno in maniera diversa, in particolare Civati ha dichiarato “Secondo me ascolteranno Sacconi, come al solito” mentre Stefano Fassina dall’Huffington Post ha tuonato “Questo decreto è scritto con la mano destra”, intendendo che si seguirà la linea di Alfano e di Ncd.

Ferdinando Paciolla