A pochi giorni di distanza dall’agguato del giovane e tormentato Ismaayil Brinsley ai danni di due poliziotti newyorkesi, e appena quattro mesi dopo la morte di Michael Brown, negli Stati Uniti l’ennesima vittima della violenza della polizia, infiamma questo già caldo Natale americano.

Questa notte, infatti, a Saint Louis in una pompa di benzina del sobborgo di Berkeley, un diciottenne afroamericano ha perso la vita per mano di un agente ed è una notizia esplosiva che fa subito il giro del Paese, contribuendo ad animare la paura e la sfiducia dei cittadini americani, soprattutto della comunità afro, nei confronti della forze dall’ordine che sono costantemente al centro dell’attenzione dei media per l’efferatezza dei propri delitti sistematicamente impuniti. Una morte che giunge in un momento di forti tensioni e proteste, proprio il giorno dopo in cui da  Houston arrivava la cronaca di un’altra pesante assoluzione; il procuratore distrettuale della contea di Harris ha infatti dichiarato che il grand giurì non avrebbe trovato prove della colpevolezza di Juventino Castro, poliziotto accusato di aver ucciso l’innocente e disarmato Janet Baker.

Secondo la ricostruzione dei giornali, Baker si trovava nei pressi della vetrina del negozio di un centro commerciale e Castro, che svolgeva fuori il servizio di vigilanza presso l’esercizio commerciale, lo avrebbe fermato, inseguito ed ucciso soltanto perché gli sembrava sospetto. Baker era disarmato e tranquillo, ma é morto per un colpo di pistola che gli é esploso addosso senza che avesse fatto nulla per meritarselo, eppure chi gli ha sparato non ne ha colpa: “Evidentemente l’arma doveva essere difettosa”, ha sostenuto con sarcastica ironia qualcuno in zona.

Perché negli Stati Uniti ormai va così: tante vittime, nessun colpevole. È solo e sempre una fatalità. Neanche i video della morte di Gavin Harris, che mostrano la palese ed immotivata aggressione della polizia, convincono la giustizia. Anche questa volta la versione della polizia si muove verso una scriminante: il ragazzino avrebbe tentato un piccolo furto alla pompa di benzina assieme ad un compagno, colto in flagrante avrebbe puntato una pistola contro il poliziotto che, avvertita la minaccia, avrebbe sparato uccidendo il presunto criminale. Legittima difesa, dunque. Per la famiglia della vittima la vicenda si sarebbe svolta diversamente, Antonio Martin si sarebbe recato alla pompa di benzina con la propria fidanzata e sarebbe stato disarmato. A fornire chiarimenti sulla vicenda, potranno forse aiutare le telecamera installate nella stazione di servizio.

A seguito dell’accaduto comunque, decine di persone sarebbero giunte sul luogo a protestare, dando vita ad uno scontro con la polizia, finito con tre arresti e due agenti feriti. Proteste che comunque si aggiungono a quelle in corso in tutto il paese, e che di certo non possono essere placate dall’ennesimo omicidio commesso da un agente di polizia. E, se è certo che simili violenze da parte di manifestanti non possono mai essere legittimate, come non comprendere la rabbia di chi assiste giornalmente agli abusi di potere, perpetrati dagli stessi soggetti che sono posti a tutela dell’ordine pubblico?

Come non comprendere l’insofferenza nei confronti di un sistema giudiziario che lascia impuniti e dunque legittima, dei così odiosi crimini?

Antonio Sciuto