Cari lettori, il seguente non sarà il classico articolo autocelebrativo in occasione delle pause natalizie. Il brainch di stamattina è un brainch diverso, e non soltanto per il Natale che, ognuno a modo suo, ci apprestiamo a celebrare.

Saranno “auguri scomodi” i miei, come quelli illuminanti di Don Tonino Bello, e pazienza se li leggerete sbranando pandoro o ingollando noccioline. Dopotutto è Natale: tempo di abboffate e di riflessioni sommarie sul senso della vita, sui buoni propositi futuri e sulla pace nel mondo.

Ce lo possiamo dire?, il 2014 che stiamo per salutare è stato un anno mediocre, anzi, orribile. Dai conflitti geopolitici in Ucraina e Palestina, passando per il terrore nero dell’ISIS a riscoprirci deboli e confusi, per giungere alla nuova Europa targata Juncker a trazione cristiano-centrica, pressata dalle sgargianti smargiasserie di gruppi populisti, xenofobi e neppure troppo velatamente neofascisti. A tal proposito, la dismissione del progetto Mare Nostrum in favore di Triton è la dimostrazione di come l’Unione vada sempre più allontanandosi, in umanità e dignità, da quell’Europa dei popoli predicata nel 1970 dai padri fondatori.

Al di sopra di tutto, un regime di asfissia economica ci ha condotto verso nuovi picchi di disoccupazione, precarietà, crollo della produzione, chiusure e licenziamenti. In questo, la politica italiana ha saputo dimostrare tutta la propria disarmante inadeguatezza, reagendo col piglio del bambino capriccioso alla miseria latente che avanzava e divorava intere famiglie nel polveroso baratro della povertà.

Jobs Act, Sblocca Italia, Buona Scuola, Italicum, deleghe in bianco e stabilità conservate sul bilico del compromesso, della mediazione qualitativa al ribasso, hanno privato l’Italia di una serena discussione contenutistica sulle misure realmente necessarie – non quelle invocate dai listini azionari, ma dal popolo. Colpa di una maggioranza litigiosa e di un’opposizione farraginosa, esemplificata dalle rivendicazioni identitarie di Alfano, un personaggio il cui carisma politico di identitario ha poco o nulla, dall’ondivago vacillare di Civati e della minoranza PD, sempre sull’orlo di una crisi di nervi e mai realmente sull’orlo di una scissione, nonché dall’inconcludente ginepraio pentastellato che, non a caso, continua a sfaldarsi come una clessidra di sabbia soffiata via dal primo vento.

Brainch
Autrice: Laura Arena

In tale scenario, ad assurgere all’empireo è senz’altro il Patto del Nazzareno tra Renzi e Berlusconi, il vero e solo asso portante su cui va incardinandosi il nuovo corso costituente di un’italietta oramai spicciola, marginale ed irrilevante. Al cui orizzonte, tuttavia, si profila l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, date le imminenti dimissioni di Napolitano. Prodi? Bonino? Casini? Draghi? Padoan? Fare nomi adesso sarebbe un mero esercizio retorico, ma l’impressione è che sarà ancora una volta l’alleanza nazzarenica a determinare il successore di Re Giorgio – che di certo non ricorderemo come il più limpido garante della democrazia di tutti i tempi.

Allora, i miei auguri di Natale non andranno ai disoccupati, ai cassintegrati, a chi si trova in mobilità. Non andranno agli studenti, né alle vittime di abusi e violenze. Non farò nessun augurio ai pensionati che ceneranno con gli avanzi della spazzatura, o a tutti coloro che non ceneranno affatto. Niente auguri per i migranti abbandonati sulle coste o reclusi nei centri di accoglienza, né per i discriminati ed i reietti, gli emarginati e gli ultimi. Sarebbe così facile, così banale.

Faccio invece gli auguri a loro, i nostri volenterosi governanti. Auguri di buon Natale a Renzi e Berlusconi, protagonisti del presepe di quest’anno verso cui muoveranno i nuovi Magi, pellegrini della politica e dell’opportunismo in venerazione presso la culla del Nazzareno; buon Natale a Salvini e alle sue felpe istrioniche, a Grillo ed i suoi pretoriani dell’onestà; ad Alfano, Vendola, Meloni, e tutto il resto della compagnia.

Buon Natale a mafia, ‘ndrangheta e camorra, l’unica Trinità venerata nel Paese; buon Natale ai corruttori e agli evasori, perché nel frattempo gli italiani sono ancora convinti che il problema siano zingari e africani. Buon Natale agli speculatori e agli schiavisti, ai criminali e ai neofascisti, al volto più sincero dell’Italia. Mi perdonerete, ma non me la sento di essere ipocrita, neppure a Natale.

C’è molto da fare. Molto da scrivere, da raccontare. Proveremo a farlo anche nel 2015, come fatto in questi mesi, con quella disordinata caparbietà che ci contraddistingue e l’impegno quotidiano nel divenire voce di chi non ha voce.

Grazie e buon Natale ai miei colleghi, per il lavoro eccezionale svolto fino ad ora (ricordate quando, ad inizio articolo, ho promesso che non sarei stato celebrativo? Mentivo!). Ai fondatori, ai coordinatori e ai redattori; grazie ad ognuno di loro per aver creduto in un progetto che assorbe tempo ed energie, stress e denaro, guidati da una sola luce: quella della fiducia reciproca. Grazie e buon Natale ai nostri blogger, che hanno saputo arricchire le nostre pagine attraverso il loro racconto da semplici persone libere di esprimersi. Grazie e buon Natale agli autori del nostro salotto culturale, ai partecipanti ai nostri sondaggi, a tutti quanti hanno contribuito a rendere Libero Pensiero una grande famiglia in cui sentirsi a casa.

Grazie e buon Natale a voi, lettori cari, com’è ovvio che sia. I miei personali auguri di buone feste, qualunque sia il vostro credo, o la vostra misantropia, e all’anno nuovo – naturalmente, con il brainch e con Libero Pensiero.

Il presidente,
Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli
ilbrainch@liberopensiero.eu