I fatti

Dopo il Cdm (Consiglio dei Ministri) del 24 dicembre su jobs act ma non solo, il governo sembra aver scatenato la bagarre da destra a sinistra, ognuno ha qualcosa da ridire: Ncd, minoranza Pd e sindacati.

L’Esecutivo, nella figura del ministro del welfare Poletti, prova a spegnere le polemiche in un’intervista al quotidiano Affaritaliani.net “Non vale per gli statali perché tutta la discussione sulla legge delega è stata fatta sul lavoro privato e quindi non è applicabile al pubblico impiego”, poi aggiunge “Se si vuole discutere del pubblico impiego, c’è una legge delega sulla pubblica amministrazione”.

Gli fa eco il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano “Queste norme non valgono per i lavoratori statali ed è stato chiaro fin dall’inizio. Questi lavoratori hanno altre norme rispetto all’impiego privato”. Di tutt’altra idea è il sottosegretario al Ministero dell’Economia di Scelta Civica Zanetti che ha tuonato “Come detto dal nostro senatore Ichino, questo dualismo non sta in piedi! Come si fa a non capire che certi distinguo non rappresentano giuste rassicurazioni per il pubblico impiego, bensì ingiuste discriminazioni per i dipendenti del settore privato?”.

I retroscena

Se le dichiarazioni di Zanetti non fossero sufficienti ad alzare un polverone, arriva, dapprima sul suo blog e poi in un’intervista al Corriere della Sera, la versione del giuslavorista Ichino (Scelta Civica) sul jobs act e sul CdM che lascia non pochi dubbi sul concepimento della norma e le sue modifiche.

Il Senatore è stato relatore del ddl lavoro ed ha collaborato all’elaborazione del decreto più importante, quello del contratto a tutele crescenti, e al Corriere della Sera ha dichiarato “Certo che le nuove regole saranno applicabili anche ai dipendenti pubblici. Tanto è vero che, quasi all’ultimo momento, è stata cancellata la norma che ne prevedeva espressamente l’esclusione” aggiungendo “Il testo unico dell’impiego pubblico stabilisce che, salve le materie delle assunzioni e delle promozioni, che sono soggette al principio costituzionale del concorso, per ogni altro aspetto il rapporto di impiego pubblico è soggetto alle stesse regole che si applicano nel settore privato”.

Il Ministro Madia aveva dichiarato “Gli statali non seguono le regole del jobs act poiché entrano per concorso”, ma Ichino ribatte “Concorso non vuole dire inamovibilità”, poi rincara la dose “il contratto a tutele crescenti costituisce l’unica soluzione possibile per il problema del precariato, anche nel settore pubblico. Il precariato è l’altra faccia, strutturalmente inevitabile, dell’inamovibilità dei lavoratori di ruolo”.

Il Senatore spiega anche il perché del ritardo di circa tre ore rispetto all’ora di convocazione del CdM che vi avevamo puntualmente raccontato “La negoziazione fino all’ultimo istante del testo legislativo ha finito col causare la mattina del 24 un ritardo di tre ore nell’inizio della riunione del Consiglio dei Ministri”. Tiene a sottolineare che il Ministro Poletti ha cambiato drasticamente la sua linea negli ultimi giorni perché “ha modificando la disciplina del decreto da lui stesso emanato nemmeno 9 mesi fa sui contratti a termine”.

Nonostante tutte queste critiche, conclude col voto sul jobs act “un «sette». È un passo avanti anche se non la riforma organica che avrebbe potuto essere” e dà anche un parere positivo sull’opting outossia la possibilità di licenziare un dipendente reintegrato versando un indennizzo più alto.

I commenti e le reazioni dei sindacati 

In un’intervista a La Stampa, Alfano elogia il suo partito “Sono stati fatti passi avanti grazie a noi, però manca la zampata finale”. Sempre a La Stampa, Debora Serracchiani ribatte “Cambiamo per i giovani, ma non siamo veloci come dovremmo. Tante resistenze, ma abbiamo fatto molto”.  Matteo Renzi, riguardo l’applicabilità del jobs act ai dipendenti pubblici dichiara “Esiste giurisprudenza nell’uno e nell’altro senso. Ma non sarà il governo a decidere. A febbraio, quando il provvedimento sul pubblico impiego firmato da Marianna Madia, verrà discusso in Parlamento e saranno le Camere a scegliere”

Dopo le ultime modifiche sul lavoro, oltre alla critica Cgil, anche la Cisl è sul piede di guerra: il prossimo inverno si annuncia molto caldo.

Ferdinando Paciolla