Nell’odierna edizione del Corriere della Sera spicca un’interessante intervista del giornalista Enrico Marro all’attuale ministro dell’Economia, nonché candidato in pectore alla Presidenza della Repubblica, Pier Carlo Padoan.

Emerge  l’immagine di un ministro dell’Economia consapevole degli scarsi fondamentali italiani, consapevole delle difficoltà e delle sfide che attendono il paese nel 2015, ma nonostante questo, ottimista sul futuro del governo e dell’economia italiana. Talmente ottimista da riuscire a prevedere, dopo una breve descrizione della situazione economica globale e l’annuncio di una serie di investimenti (che discuteremo più avanti), la diminuzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo per l’anno 2016. Sempre che l’inflazione ritorni a livelli tali da consentirlo, questa è la grande premessa all’obiettivo principale del Trattato sulla Stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, condizione senza la quale risulta impossibile per i governi italiani presenti e futuri riuscire a ridurre il deficit strutturale come concordato con il Consiglio Economia e Finanza.

Quindi, salvo cambiamenti dell’ultima ora nelle politiche monetarie messe in atto dalla BCE, dovremo aspettarci un altro anno di manovre fiscali restrittive, nonostante l’ambiente competitivo in cui sono immerse le imprese italiane possa presentare opportunità di investimento e di espansione tali da rappresentare un traino per il resto dell’economia. La svalutazione dell’Euro sul Dollaro e la stabilizzazione del prezzo del petrolio su livelli minimi nell’ultimo decennio sono fattori di rilancio per l’industria manifatturiera italiana, la quale soffre la caduta della domanda interna e potrebbe trovare beneficio dalla congiuntura del mercato dei cambi in termini di competitività e contemporaneamente sanare, grazie alla crollo del prezzo del petrolio, il gap in termini di efficienza energetica accumulato in questi anni dall’assenza di investimenti in tale direzione nei confronti dei principali competitors internazionali.

Proprio sul settore degli investimenti, punto debole del nostro tessuto industriale caratterizzato dalla predominanza della piccole e medie imprese, ha intenzione di incidere il ministro dell’economia nel prossimo anno. Nonostante il rispetto dei vincoli europei annuncia un piano di investimenti, definito nel rispetto della tradizione renziana “Investment compact”, che, rifinanziando il Fondo di garanzia, consentirà una serie di sgravi fiscali a sostegno delle pmi, oppure l’ampliamento della facoltà di credito concessa agli intermediari non bancari, come le assicurazioni. Ancora, verranno introdotte misure atte al superamento del rischio regolatorio, cioè l’eventualità che un’impresa che si insedi in Italia subisca imprevisti cambi delle regole fiscali e amministrative, in modo da attirare investitori esteri, annuncia anche misure di sostegno dei privati interessati all’investimento nel settore delle attività culturali.
Parte di questi provvedimenti verranno finanziati attraverso privatizzazioni e dismissioni. A riguardo il ministro annuncia la cessione di una ulteriore quota di Enel, Enav e di Poste, mentre risulta ancora allo studio il piano di privatizzazione delle Ferrovie; invece slitta al 2016 l’introduzione della local tax unica che dovrebbe contenere le imposte sugli immobili.

Alla fine il ministro trova il tempo di chiarire la posizione del Governo in merito alla questione del montante contributivo, il quale dovrebbe essere svalutato per la prima volta dalla sua introduzione a causa dell’andamento negativo dell’inflazione, ed afferma che la svalutazione riguarderebbe solo l’anno che si appresta a felice conclusione, poiché “la lunga recessione sta per finire”, e che comunque al riguardo bisogna confrontarsi con l’opinione del nuovo presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Marco Scaglione