La quarta ed ultima tappa di questo percorso, attraverso i valori di cui sentiamo discutere sempre meno e sempre peggio, è dedicata alla Cultura ed all’identità culturale che un paese come l’Italia non dovrebbe perdere e neppure dare per scontata.

L’argomento mi è così caro che lo volli inserire anche nella mozione con cui mi presentai candidato Coordinatore Nazionale allo scorso congresso di Fare per Fermare il Declino e, non trovando modo migliore per introdurlo, inserisco qui di seguito un estratto di quella mozione scritta insieme a persone straordinarie che mi piace ricordare:

Giovanni Acerboni, Beatrice Branchesi, David Cioccolo, Antonio De Rosa, Davide Emone, Elena Maserti, Monica Montevecchi, Danilo Petri, Enrico Silvestri.

“È il momento di ripensare il rapporto tra politica e società civile, di interpretare e rappresentare le istanze, non solo economiche, dell’elettorato, di inaugurare un modo nuovo di fare politica. Senza cultura, il risultato è un’operazione di demagogia, di quello squallido marketing politico che quotidianamente ci viene offerto dalla stampa e dai talk show: un concentrato di sensazionalismo, banalità e malafede che anestetizza le coscienze e distorce la realtà. La democrazia non può prescindere dal sapere e dalla consapevolezza che qualificano come davvero “libere” le scelte compiute dai cittadini. Troppi italiani pensano di sapere che cosa vogliono avere, ma non pensano a che cosa vogliono essere. Troppi italiani sottovalutano la cultura e non la interpretano come capacità di anticipare il futuro, di progettare, di creare e innovare in ogni campo. “Con la cultura non si mangia” disse un ministro della repubblica (Tremonti) alcuni anni fa. Errore gravissimo: con la cultura si mangia eccome: basta avere la cultura per capirlo e per saperlo fare. Noi vogliamo che l’Italia diventi una repubblica fondata sulla conoscenza, sull’arte e sulla scienza, sulla creatività e sull’innovazione…”

Identità culturale: l’Italia non può e non deve rinunciare alla sua millenaria cultura ed anzi deve riuscire a sfruttare meglio questo suo patrimonio straordinario senza per questo fossilizzarsi su ciò che è stato, ma usando il passato per rilanciarsi nel futuro. La globalizzazione, che troppo spesso ci ha visti in qualche modo forzare uno scollamento da ciò che eravamo, ha creato una cristallizzazione del nostro passato che si stacca nettamente dal nostro presente, la nostra storia ed in particolare la capacità tipicamente italiana di creare il bello non è stata usata come trampolino di lancio per creare continuità ed è stata lasciata “in bacheca”.

Spaventoso errore di valutazione.

Non è dimenticando le nostre radici culturali che riusciremo a fare un salto nel futuro, ma proprio l’ancoraggio a questi valori può darci la possibilità di compiere passi importanti sia nella crescita sia nel recupero di un’identità che appare sempre più annacquata.

Dobbiamo quindi riprendere e valorizzare quelle caratteristiche che da sempre ci differenziano da tutti gli altri paesi del mondo. L’amore per il bello, la passione per i dettagli, la qualità della vita, la capacità di creare ed influenzare il pensiero, le arti e la scienza sono alcuni dei valori che non coltiviamo più, generando questa preoccupante frattura tra il nostro presente ed il nostro passato. Per riallacciare un solido rapporto tra questi spazi temporali è necessario ricreare basi forti, partendo dalla scuola ed arrivando alla costruzione di poli dell’eccellenza; valorizzare il patrimonio artistico e paesaggistico con strutture moderne e infrastrutture fruibili; ridiventare il centro mondiale della cultura, il paese dove si deve essere presenti per coltivare e sviluppare le arti. Questa visione non sarà utile solo per ritrovare un’identità culturale ormai perduta ma potrà e dovrà fungere da traino per uno sviluppo economico sostenibile ed in linea con la nostra tradizione.

Ciò che ha reso celebre questo Paese nel mondo e nel corso della storia è stato il genio individuale delle persone che lo abitano e lo hanno abitato: liberiamolo di nuovo da tutte le pastoie burocratiche, politiche, economiche che lo stanno facendo deprimere da troppo tempo.

Corrado Rabbia

Foto di copertina di Marco Ruggieri