Nelle serate del 3 e 4 Gennaio, la compagnia teatrale “I Figli delle Stelle” – formata da giovani attori dell’agro aversano – ha presentato la commedia del drammaturgo Italo Conti, dal titolo indicativo e riflessivo “L’amore non si paga”.

Lo spettacolo, accolto insieme ad altre manifestazioni artistiche natalizie, si è svolto nel Centro Culturale “Caianiello” di Aversa. I protagonisti della messa in scena, divisa in due atti, hanno saputo cogliere l’ironia della rappresentazione in maniera delicata da non svalutare un’opera teatrale dal grande significato simbolico, quale appunto il concetto dell’amore nei tempi della crisi.

La trama dipingeva un tenero ed usuale focolare familiare, in cui un padre, una figlia ed un figlio, scherzavano quotidianamente sulle storture dei loro apparenti difetti. Da qui l’attualità di rivedersi in scene di normali faccende giornaliere, animate dalla simpatia popolana di una domestica e una cuoca, che facevano da sfondo per un testo dai caratteri realistici.

Ancora si scorge l’intricarsi di un uomo, speculatore e sfruttatore, che ingaggia un’ex prostituta ed una giovane ragazza con problemi economici, che avrebbero dovuto aiutarlo a guadagnare un patrimonio corposo attraverso la promessa matrimoniale della figlia del protagonista.

La sorte vuole che questo protagonista, il padre, origli tutto il piano strategico e riesca a far arrestare il delinquente, riscoprendo nella giovane donna un pentimento sincero, e nell’ex prostituta un amore perduto tanti anni prima e mai più trovato.

Durante la rappresentazione teatrale un po’ alla volta si scorge il sottile senso di un’opera, che potrebbe inizialmente sembrare scontata e poco proficua alla riflessione. Eppure, i caratteri con cui il testo si evolve, riscoprono un contenuto impolverato a cui oggi molti uomini e donne, giovani e meno giovani, non badano profondamente. Vale a dire proprio la ricerca dell’amore e la dedizione per la cura di un sentimento che va ben oltre le caste sociale, inflitte come differenze economiche nella società. L’opera allinea le sensazioni di riscoperta dell’amore puro, mentre nelle famiglie odierne la sicurezza di questo sentimento diviene sempre più sistematicamente teatro di anomalie della psiche, provocando forti vittimizzazioni nei figli a causa di separazioni e divorzi giudiziari, in cui si combatte preventivamente per del denaro da affidare ad una delle parti dei genitori, e dimenticando i momenti di relazioni e affetto su cui si dovrebbe costruire la solida base di un nucleo familiare.

Ma si badi bene che l’opera non era neanche un misero professare dell’amore eterno, quello contemplato nelle storie fiabesche che piacevano alle bambine di molti anni fa, quando ancora la digitalizzazione non era la sostituta della fantasia e dei giochi all’aria aperta. Bensì, il filo conduttore della struggente verità dell’opera, rievoca in pochissime parole il suo tutto nel titolo, vociferato da qualche personaggio tra un atto commovente ed uno parodico, e strampalato alla fine della rappresentazione in un coro di attori: “L’amore non si paga”, frase mai dimenticata dal protagonista padre, quando una volta consumato il rapporto con una prostituta –senza averla pagata, ne ricamò i valori trasmettendoli ai figli. E gli stessi figli, cresciuti tra i comfort di una casa all’altezza della nobiltà ereditaria, hanno colto dal padre la cecità di fronte ai sentimenti di affetto, attraverso comportamenti imbranati e sfrontati, terribilmente imbarazzanti ma pur sempre sinceri.

La commedia, tra l’altro, presenta il suo gran finale attraverso l’irruzione sul palco di alcuni agenti della polizia che cercano di arrestare il delinquente, e scoprono di trovarsi nel pieno di uno spettacolo teatrale. Così, si sdrammatizza ulteriormente invocando il perdono e la mancanza di rammarico verso il torto, e l’accurata sintonia per l’arte della recitazione.

La compagnia “I Figli delle Stelle”, inoltre, insieme al consigliere comunale di Aversa Michele Galluccio, annunciano alcuni spoiler circa i prossimi spettacoli: in agenda c’è l’elaborazione di un “Gobbo di Napoli”, musical trasformato in una parodica sceneggiatura sulle linee dell’opera di Victor Hugo, “Notre-Dame de Paris“.

Alessandra Mincone