Mercoledì 31 Dicembre, l’ultimo giorno dell’anno, il giorno in cui fra qualche dolce di troppo e qualche bollicina si fa il resoconto dell’anno trascorso e si festeggia per l’arrivo di quello nuovo, quest’anno lo si è fatto accompagnati dalle note di Gigi D’Alessio.

Ma durante lo show tenuto dal cantante a Piazza del Plebiscito , lo spumante è andato di traverso agli abitanti dell’hinterland napoletano che lo stavano seguendo. D’Alessio ha affermato in diretta televisiva su canale 5 che solo l’1% del territorio campano è inquinato e che persino la Regina Elisabetta si nutre dei prodotti delle terre di Caivano. Probabilmente la regina si sarà stufata di mangiare il cibo biologicamente controllato prodotto  nel suo orto privato e, probabilmente coloro che abitano la provincia di Napoli non si sono accorti che la “Terra dei fuochi” non è più un’emergenza nazionale…

Immediatamente dopo lo show di fine anno scoppia la polemica.

Compaiono i primi post di denuncia sui social network :

“Questo Gigi è lo stesso che stasera ha detto che in Campania ci siamo inventati i nostri morti!???? Non era lui che diceva che il cancro gli aveva sterminato la famiglia d’origine??? Lo avranno pagato proprio tanto!”  Scrive una delle mamme dell’associazione Noi Genitori Di Tutti.

Riporta infatti Il Fatto Quotidiano che il concerto di D’Alessio ha beneficiato di un contributo regionale di 600.000 euro; sarà che il cantate si sia voluto “sdebitare” risollevando l’immagine della Campania partecipando alla campagna di comunicazione promossa dalla Regione di Stefano Caldoro?!

Il cantante azzurro si è subito messo sulla difensiva,  con il post che segue diffuso sempre tramite i social network:

D’Alessio, ferito dalle accuse ricevute, giustifica le sue parole come frutto dei  dati ricevuti dall’istituto di Profilassi Nazionale, ma giustificato è il dubbio poiché meno di un anno fa il ministro Martina da Castelvolturno parlò del 2% del territorio inquinato in Campania. Ma com’è possibile che in così poco tempo sia calata così tanto la percentuale se paesi come Giugliano e Terzigno attendono le bonifiche da quasi un decennio?! Si è parlato anche di monitoraggi sanitari. Inesistenti. Gigi avrà fatto riferimento  a dati che nei giorni scorsi Il Mattino ha diffuso, appartenenti ad una task force ministeriale che ha passato al setaccio 662mila metri quadri, ma che sono relativi solo a 57 comuni sugli 88 interessati dal monitoraggio.

Arriva quindi il post denuncia di Don Maurizio Patriciello, impegnato da anni nella lotta contro i roghi tossici:

D’Alessio potrà tranquillamente risolvere le sue incertezze chiedendo spiegazioni allo stesso Don Maurizio e confrontarsi con Sandro Ruotolo secondo il quale la Terra dei Fuochi si sta allargando, in trasmissione a “Servizio Pubblico” in questi giorni, come ha annunciato lo stesso cantante.

Infine  non si può di certo dimenticare di accennare allo spot andato in onda subito dopo il grande show di fine anno, promosso dalla Regione Campania per riabilitare le terre violentate dai rifiuti tossici, chiamato Campania Sicura, che vede un nonno che spiega al nipotino come la terra possa di nuovo produrre prodotti d’eccellenza e che se è stata distrutta è semplicemente per colpa dei “Nostri Silenzi”, immancabili in sottofondo le note di Gigi D’Alessio. Annientando in solo 31 secondi le lotte che persone come Don Maurizio Patriciello e tutte le associazioni presenti e attive nella provincia campana portano avanti con costanza e determinazione, zittendo con solo due parole le urla di genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli. E a rendere ancora più tragico lo spot il suo costo. Perché questa blanda imitazione di uno spot di un celeberrimo vino in cartone è costata alla regione Campania 23 milioni di euro.  Probabilmente alla regione avranno avuto l’impressione di aver speso poco per un semplice spot, quindi hanno deciso di elargire 5 milioni di euro alle società sportive, 3 all’associazione sportiva calcio Napoli e 33 milioni alle aziende agricole come aiuto finanziari per ricominciare a coltivare. A questo punto sorge spontanea una curiosità: ma questi 33milioni di euro dove dovrebbero essere coltivati se ancora nessuna bonifica è stata fatta?! E pensare che basterebbe spendere molto meno di 56 milioni di euro per bonificare e monitorare tutte le zone necessarie.

Simona Pisano