L’anno appena conclusosi potrebbe essere ricordato in futuro come l’anno nero del petrolio, principale fonte energetica per le economie di mezzo mondo e principale benchmark per l’apprezzamento di quasi tutti i prodotti energetici, simbolo del capitalismo e di come questi possa condizionare la storia dei popoli; il prezzo del greggio al barile nell’ultimo anno è passato dai 103 dollari al barile dello scorso gennaio alla quotazione corrente di 49,07 dollari al barile, la prima metà dell’anno è stata stabile con un andamento leggermente rialzista che ha portato il prezzo del barile di greggio oltre i 110 dollari durante il mese di Giugno, per poi perdere circa il 55% del proprio valore negli ultimi sei mesi, un crollo destinato a continuare almeno per il prossimo mese e ascrivibile principalmente a tre cause.

Prezzo del petrolio (qualità WTI) dal 1/1/2014 ad oggi (6/1/2015)
Prezzo del petrolio (qualità WTI) dal 1/1/2014 ad oggi (6/1/2015)

Come sarà stato possibile intuire dall’introduzione l’andamento del petrolio è molto legato all’andamento dell’economia USA, questo perché i prezzi dei vari contratti di fornitura petrolifera sottoscritti dagli operatori del mercato sono legati alle quotazioni espresse dal Mercantile Exchange di New York e dall’Intercontinental Exchange di Atlanta, questi sono i mercati in cui è possibile negoziare strumenti finanziari che hanno come sottostante il barile di petrolio nelle sue varie qualità, attualmente non esistono mercati finanziari al di fuori degli USA dove sia possibile negoziare petrolio e questo rende il valore reale del barile di petrolio intrinsecamente legato al valore del dollaro, tant’è che nel lungo periodo le due quotazioni sembrano quasi essere inversamente correlate.
Ora, dato che la produzione di shale gas (gas naturale estratto da argille attraverso tecniche denominate fracking) ha quasi reso energeticamente indipendenti gli Stati Uniti dall’offerta estera incidendo positivamente sul deficit commerciale USA, e che la Federal Reserve ha fermato il piano di iniezione di liquidità nel sistema attraverso operazioni di quantitavie easing, sul mercato si è verificata una stagnazione dell’offerta di moneta che, complice l’espansione dell’economia USA, è sfociata in un apprezzamento del Dollaro statunitense nei confronti delle principali valute mondiali.

USD Index tra il 1/1/2014 e 6/1/2015
USD Index tra il 1/1/2014 e 6/1/2015

Come si evince dal grafico, che raffigura l’andamento dello USD Index (un indice finanziario che misura la variazione del cambio tra il dollaro ed un paniere di valute), anche in questo caso assistiamo ad un andamento esplosivo dell’indice che si manifesta solo nella seconda metà del 2014, passando dal valore di 79,815 del 1° Luglio al valore di 91,378 registrato ieri, un aumento del 15% rappresentando un costo aggiuntivo per gli acquirenti di petrolio influenzandone negativamente la domanda (soprattutto nelle economie avanzate che sono riuscite a diversificare le loro fonti energetiche) e di conseguenza il prezzo.

Altro aspetto fondamentale dell’attuale crollo del petrolio è che questi è cominciato a Luglio, contemporaneamente alla proclamazione dell’ISIS da parte dell’autoproclamatosi califfo Abu Bakr al-Baghdadi, con l’intenzione di occupare la parte più ricca di petrolio dell’Iraq e della Siria. Generalmente l’instabilità politica, peggio ancora la guerra, hanno effetti diretti sul costo del petrolio nell’arco della storia. Negli ultimi quarant’anni i principali shock petroliferi sono dovuti principalmente alle politiche di offerta adottate dagli esportatori in conseguenza degli attriti tra l’Alleanza Atlantica e la Lega Araba, una situazione che in questa occasione non si è presentata per il semplice fatto che sia l’Iraq che l’Arabia Saudita hanno assunto posizioni sempre più filo-occidentali nell’ultimo decennio, mentre l’Iran si vede costretto a privare di potere economico l’ISIS per le diverse posizioni religiose sostenute dai due stati islamici (l’uno sunnita, l’Iran sciita), contemporaneamente dall’altro capo del mondo il Venezuela si trova in condizioni economiche talmente precarie da non potersi permettere una riduzione degli introiti derivanti dal petrolio. Questo insieme di eventi ha avuto come conseguenza l’aumento della produzione petrolifera, che ha alimentato il crollo del prezzo del petrolio, innescando un circolo vizioso in seguito al quale ad ogni ribasso del prezzo del greggio segue un aumento della produzione teso ad accomodare le necessità economiche dei paesi produttori.

Dopo una causa monetaria ed una geopolitica all’attuale crisi del greggio è il caso di fare qualche riferimento pure alla situazione di chi acquista petrolio e trovare anche una causa economica al fenomeno.  Abbiamo già detto che l’apprezzamento del Dollaro sulle principali valute mondiali ha rappresentato un rincaro implicito del prezzo del petrolio che i paesi avanzati sono riusciti a evitare, memori delle lezioni imparate dal passato, facendo ricorso a fonti di energia alternative rispetto al petrolio. Questo discorso non è valido per le economie emergenti che fanno gran ricorso all’oro nero come principale fonte energetica per lo svolgimento delle loro attività industriali, per questi paesi (Cina e India in primis) la forza del dollaro è fonte di incertezza sulla produzione nei periodi futuri in quanto le materie prime necessarie all’attività industriale sono quotate in una moneta via via più forte, applicando quindi un sovrapprezzo implicito al bene da acquistare. Questo ha influenzato negativamente gli indici composti sull’attività industriale dei paesi in questione andando ad influenzare le aspettative degli investitori sulla domanda di petrolio prospettica, alimentando un circolo vizioso in seguito al quale ad ogni rialzo del dollaro è corrisposto un ribasso del petrolio amplificato dalle vendite allo scoperto sul medesimo bene alimentate dall’incertezza sulla produzione industriale futura dei paesi emergenti generata dal rialzo del dollaro.

Quando finirà questo ribasso? Il nodo gordiano in questo caso è rappresentato dal deficit commerciale USA, quando il prezzo del petrolio si abbasserà in maniera tale da rendere il greggio competitivo con lo shale gas prodotto in USA allora l’aumento dell’offerta di dollari extra USA si concretizzerà in un deprezzamento del dollaro sulle altre valute, interrompendo il meccanismo fin qui esposto.

Marco Scaglione