Oggi il mondo della stampa e della lotta contro le ingiustizie volge lo sguardo alla Francia: con l’attacco terroristico provocato per mano di francesi islamici alla testata di satira Charlie Hebdo, la paura dell’instabile sicurezza e di nuovi attacchi in tutta Europa diventa sempre più sentita, mediaticamente e umanamente. Ciononostante, i cittadini e moltissimi esponenti dei vertici europei hanno aderito alla marcia per la Repubblica, per difendere la libertà di espressione e mostrare solidarietà alle vittime della strage.

Tra le brevi e toccanti dichiarazioni del Presidente della Repubblica francese Hollande: “Voglio fare appello a tutti i francesi per dimostrare con la marcia di domenica i valori della democrazia e del pluralismo, e tutti i princìpi che l’Europa rappresenta. Viva la Repubblica, viva la Francia”. Dopo l’attentato terroristico a Parigi, Marine Le Pen ha colto occasione per strumentalizzare una tragedia e schierarsi ripetutamente contro la libera circolazione mentre François Hollande ha sinteticamente ribadito: “I fanatici non hanno nulla a che fare con la religione musulmana”.

Inoltre, il Presidente ha tenuto ha precisare l’impagabile coraggio dimostrato dalle forze dell’ordine francesi per cui ribadisce la propria fierezza, e richiama alla mobilitazione la cittadinanza francese per “mostrare determinazione e lotta contro tutto ciò che ci può dividere. Dobbiamo essere vigili ma anche uniti. L’unità è la nostra migliore arma e dobbiamo lottare con determinazione contro quello che ci può dividere.”

Con l’incoraggiamento di queste parole, questa domenica, 11 Gennaio, le manifestazioni di coesione hanno preso corpo in più luoghi: 150.000 persone in piazza a Lione e 60.000 circa a Rennes, oltre alle 350.000 che hanno riempito le strade della capitale Parigi, definita oggi “la capitale del mondo”.

Insieme agli attivisti e i cittadini solidali, un numero senza precedenti è stato raggiunto dagli esponenti dei grandi vertici mondiali, che hanno compattato un vero e proprio corteo al fianco di Hollande, spalleggiato dal suo governo insieme all’ex Presidente Nicolas Sarkozy. Presenti all’appello il presidente del Niger Mahamadou Issoufou ed il Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita; quello del Gabon Ali Bongo Ondimba insieme a Thomas Boni Yayi del Benin; partecipano anche i Presidenti della Romania e dell’Ucraina, Klaus Iohannis e Petro Poroschenko. A prendere parte ci sono anche i capi di governo della Tunisia, della Turchia, il re di Giordania, il ministro israeliano Netanyahu e l’esponente Palestinese Mahmoud Abbas. Con loro anche alcuni esponenti Americani ed Australiani come Eric Holder e John Hogg. Mentre dall’Europa Matteo Renzi, Mariano Rajoy, Angela Merkel, David Cameron, Mark Rutte e Helle Thorning-Schmidt, insieme agli uomini d’affari europei: Jean-Claude Juncker, Martin Schulz e Donald Tusk. Presenti anche vari esponenti di diverse religioni.

L’affluenza clamorosa dei politici alla manifestazione è stata un monito per discutere anche dei nuovi sistemi da adottare per la lotta al terrorismo. Il ministro della Giustizia americano, Holder, ha già annunciato un summit internazionale a Washington per il 18 Febbraio. Mentre il nostro ministro Alfano dichiara che “il monitoraggio degli elementi a rischio è continuo e lo stato di allerta è al livello massimo”, anche Bernard Cazeneuve coglie l’occasione per mettere in discussione le tecniche anti-terrorismo messe in atto dall’Europa. Quest’ultimo dichiara di aver in programma la rivisitazione del trattato di Schengen e un compromesso ai vincoli di privacy per acquisire le schedature dei passeggeri aerei. Inoltre, ritiene importante bloccare i mezzi di comunicazione rapidi a cui i gruppi di terroristi adesso possono avere facile accesso. Misure concrete verranno varate agli inizi di Febbraio, con un consiglio straordinario dei ministri dell’Interno e della Giustizia.

Alessandra Mincone