“Hanno attaccato chiaramente la libertà di stampa , la libertà di espressione, il diritto alla satira e alla caricatura , ma i terroristi hanno attaccato il laicismo. Perché se non c’è laicismo , nessuna libertà , nessuna fraternità , nessun tipo di uguaglianza è possibile.”

Così il nuovo direttore di Charlie Hebdo, Gerar Biard, ha denunciato amaramente la carneficina terrorista consumatasi lo scorso mercoledì.

Diversi feriti e 12 morti, durante la riunione mattutina della redazione. La BBC aveva definito il giornale come una rivista che si univa alla tradizione “che unisce la militanza di estrema sinistra a una scurrilità provocatoria che spesso sconfina nell’oscenità” nata già nel Settecento in opposizione alla famiglia reale francese.

In effetti la prima comparsa della satira come forma di libera espressione e di programmatica opposizione al potere istituzionale risale all’Illuminismo francese. Pensiamo ad esempio al Candide di Voltaire, alle Lettere Persiane di Montesqueiu e a tutti i maître a penser, gli intellettuali legislatori con il ruolo di legiferare i principi di funzionamento di società e cultura.

Lo stesso Lenin riteneva che gli intellettuali dovessero essere avanguardie della rivoluzione socialista, cooperando in quel progetto di educazione delle masse all’acquisizione di una coscienza sociale e politica : ‘ La coscienza dei propri errori equivale già ad una mezza correzione, ma il mezzo male diventa male effettivo quando questa coscienza comincia ad oscurarsi‘. In altre parole, imporre la logica dell’inconscio alla coscienza si tradurrebbe in un’immolazione della libertà e della democrazia, degli inganni e dello sfruttamento. Significherebbe giustificare un atto, quello dell’attentato dello scorso mercoledì, secondo una folle e comoda logica del ‘laissez faire‘, relegandolo consciamente nel nostro subconscio, lontano dalla consapevolezza delle nostre ignave ipocrisie.

La domanda è dunque: nell’epoca dell’intolleranza, di una rivoluzione tecnologica che ha dilatato tanto quanto ridimensionato le distanze, che rovesciando i muri della privacy, ha paradossalmente eretto quelli del pregiudizio, nell’epoca cioè della soggiogazione della cultura, intesa nel senso più ampio di coscienza morale , civile e sociale, alla logica del particulare, rinasceranno i nuovi maître a penser?

Charb , ex direttore di Charlie Hebdo, dichiarava in un’intervista del 2002: ‘ preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio‘ , in una raggelante profezia del funesto destino della libertà di parola.

Ma come egli stesso ribadiva ‘un disegno non ha mai ucciso nessuno’. Di fatti la rivista ripartirà mercoledì, pubblicata in un milione di copie, invece delle consuete 60000.

‘Io voglio scrivere ancora’ , ricordava Svevo. Anche Charlie scriverà ancora, in nome della dignità di parola e di coloro che per questa hanno sacrificato la vita.

libertadiparola1

Caterina Puca