Il quadro economico di questi giorni si mostra in tutta la sua complessità e si concatena con una serie di eventi e appuntamenti che sono molto attesi dalla finanza internazionale che, tra quotazioni del petrolio al ribasso e Bot dai rendimenti ai minimi storici, cerca di capire dove può indirizzare gli investimenti.

Il primo di questa serie di eventi, e sicuramente quello più atteso, ruota intorno all’espressione quantitative easing, ossia il piano di acquisto dei titoli di Stato il cui valore ammonterebbe, secondo le prime stime, a circa 500 miliardi di euro. Il Presidente della Bce, Mario Draghi, avrà l’arduo compito di convincere l’opinione pubblica europea sull’opportunità di adottare tale misura per le economie in difficoltà. Anche un altro istituto di sostegno alle economie in difficoltà, l’Outright Monetary Transactions, dovrà passare l’esame della Corte di giustizia europea chiamata ad esprimere un giudizio di legittimità sul programma lanciato dalla Bce a sostegno dei bonds (obbligazioni) dei governi in difficoltà dell’area euro. Compito non facile per il governatore in quanto forte si annuncia l’opposizione tedesca che cercherà di dimostrare l’inutilità, e la conseguente dispersione di risorse, causata dall’istituto del Quantitative easing. A ciò si aggiunga la totale incertezza del risultato elettorale in Grecia che rischia di sconquassare l’intera area euro nel caso vincesse la parte ostile alla moneta europea.

L’incertezza del clima appena descritto non poteva non condizionare l’andamento delle borse, infatti Milano che parte bene ma poi chiude sulla difensiva con un +0,7%, mentre gli altri mercati europei chiudono in positivo con Francoforte e Parigi allineate su un +1%. Buone notizie dall’Ocse che rileva una crescita economica costante anche se bassa nell’eurozona con l’Italia e la Germania che rallentano il loro ritmo di crescita, nonostante sia già molto blando per il nostro Paese.

Lo spread si mantiene stabile e si attesta sui 135 punti base mentre il Tesoro ha collocato 8 miliardi di titoli con un bassissimo rendimento (0,243%). Il tasso scende così al minimo storico riportando una discreta flessione rispetto allo 0,418% registrato nel mese di dicembre e stabilendo il record al ribasso più cospicuo dall’introduzione dell’euro. Il fronte valutario è altrettanto incerto con l’euro che recupera sul dollaro in seguito alla notizia che la disoccupazione americana è sì scesa a livelli molto bassi ma i salari hanno, per contro, deluso le attese: siamo in una fase estremamente volatile del mercato, insomma.

Passando all’analisi del mercato energetico si continua a registrare la caduta del presso del petrolio: il contratto Wti si attesta sui 47 dollari al barile. Lo stesso dicasi per il Brent che si attesta sui 48,68 dollari. Entrambe le quotazioni si sono attestate sui valori minimi del 2009 e,sSecondo la Goldman Sachs, la quotazione nei prossimi mesi scenderà ancora e potrebbe attestarsi sui 40 dollari al barile per quanto riguarda la contrattazione Wti, mentre il Brent oscillerebbe tra i 39 e i 60 dollari al barile.

Dal punto di vista dei risultati macroeconomici il Dow Jones ha perso lo 0,95%, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,84% e il Nasdaq è sceso dello 0,68%. La Cina si attesta ancora sui gradini di vertice ma, secondo alcuni analisti, la sua corsa è stata troppo repentina e potrebbero registrarsi i primi rallentamenti a breve.

Francesco Romeo