Basta aver visto il film diretto da Ron Howard “Apollo 13”, senza essere uno storico dell’epopea spaziale, per conoscere la famosa frase pronunciata da Jack Swigert che annunciava un’avaria al veicolo spaziale: “Okay, Houston, we’ve had a problem here” (Houston, qui abbiamo avuto un problema – poi ricordata con “Houston, abbiamo un problema”). Quello che sarebbe potuto essere uno dei più grandi disastri della NASA fu trasformato in una straordinaria avventura positiva grazie a due fattori: la determinazione e la credibilità dei tecnici che lavorarono per risolvere il problema e che, passando attraverso innumerevoli difficoltà, riuscirono a riportare i tre astronauti (Lovell – Haise – Swigert) sulla terra.

Mi è tornata in mente questa vicenda partecipando a Roma, sabato scorso, alla manifestazione “Sveglia centrodestra”. Vi starete chiedendo come possano essere correlate due vicende tanto distanti sia nei tempi sia nei contenuti, ma  in realtà è tutto piuttosto semplice.

Il centrodestra sta vivendo un momento di grande difficoltà nato dalla drammatica fine dell’ultimo governo Berlusconi e proseguito con i problemi giudiziari dello stesso. Senza voler scendere in una lunga discussione sulla debolezza del modello leaderistico (magari avremo tempo in un’altra occasione) è indubbio e facilmente constatabile con l’evidenza empirica che la perdita di consenso di Berlusconi abbia generato una profonda frattura all’interno del centrodestra. Incapaci di manovrare e privi di un riferimento certo, chi appartiene a quell’area politica tenta una ricostruzione che appare una missione non molto diversa da quella dell’Apollo 13: potenzialmente disastrosa!

Veniamo ora all’iniziativa, organizzata da Lorenzo Castellani e dalla fondazione FareFuturo (fondata da Fini e presieduta da Urso), che nelle mie attese avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio politico per alcuni giovani di talento. I giovani erano effettivamente presenti, ma non solo non hanno detto nulla di nuovo né nei modi né soprattutto nei contenuti ma, cosa ben più grave, sono diventati un trasparente contorno di uno spettacolo organizzato per tre giovani vecchi della politica: Meloni, Tosi e Fitto. Se il centrodestra deve trovare una via d’uscita da una situazione così difficile non sarà certo grazie a uno di questi personaggi, che possono anche avere molta determinazione nel cercare il loro successo personale, ma sono privi della credibilità necessaria a rilanciare quell’area politica.

Vi immaginate cosa sarebbe accaduto se invece del personale della Nasa ad affrontare quell’avventura ci fossero stati gli ingegneri che hanno costruito il viadotto crollato sulla Palermo-Agrigento? Probabilmente i corpi di Lovell, Haise e Swigert avrebbero trovato la loro ultima dimora nella navicella spaziale e fluttuerebbero in eterno nello spazio. Il centrodestra rischia, allo stesso modo, di consegnare il paese a Renzi per un periodo eterno se non riesce a trovare il modo per valorizzare e non contaminare i giovani, se i suoi rappresentanti non avranno il coraggio di lasciare il passo a forze nuove, sane e credibili.

Ora sarà più facile comprendere il perché di questo parallelismo tra due situazioni in apparenza molto diverse, ma che in realtà presentano nella difficoltà dell’impresa una somiglianza e nelle persone che devono trovare le soluzioni differenze abissali: da una parte tecnici qualificati, dall’altra politici privi di credibilità.

Centrodestra, abbiamo un problema!

Corrado Rabbia