I fatti di Parigi scuotono gli animi in modo così vasto e generalizzato anche perché in molti ci rendiamo conto di quanto questo momento sia significativo per il dibattito politico e culturale in Europa. Ma soprattutto di quanto questo possa condizionare le politiche future su questioni fondamentali come la guerra, l’integrazione e anche le libertà civili negli Stati.

E soprattutto ci rendiamo conto di quanto le strumentalizzazioni siano pericolose, dal livello accademico fino al piccolo cabotaggio della propaganda spicciola di casa nostra, come successo con la circolare inviata alle scuole dall’assessore all’Istruzione veneta Donazzan, assurta in questi giorni alle cronache nazionali.

Elena Donazzan (nata nel Fronte della Gioventù – MSI, poi AN) ha la delega all’istruzione per la giunta regionale veneta dal 2005, ed in quasi 10 anni di ufficio purtroppo è caduta più volte nel vizietto di usare il mandato per fare propaganda, a spese delle scuole oltre che dei contribuenti. Qualche anno fa fu il caso di un opuscolo sulle foibe, mandato a tutti gli studenti, che ricostruiva una questione ancora delicata per il nostro confine orientale in modo ideologico e fazioso, riportando posizioni di parte e dati diffusi da movimenti di estrema destra che erano già stati provati falsi. Più recentemente si fece notare per l’opuscolo sulla caduta del muro di Berlino, anch’esso non redatto da uno storico e inquietante per alcune “dimenticanze”, come l’omissione del fascismo e del nazismo nell’elenco degli orrori del ‘900 nel nostro paese, o delle leggi razziali del ’38.

Ma l’ultima circolare di Donazzan è particolarmente emblematica dei peggiori rischi che si profilano dietro al dibattito odierno, aperto dallo schifoso atto terroristico di Parigi: la riduzione del musulmano a terrorista, la voglia di profilazione etnica e la richiesta di abiura come mezzo per dividere sono vizi antichi della destra che oggi colgono l’attimo per saltare fuori dalla loro nicchia e andare a colpire i punti sensibili del tessuto sociale. Nelle scuole italiane, dove la popolazione di “immigrati di seconda (o terza) generazione” è in costante aumento e ormai già significativa, possiamo solo immaginare quanto un impulso alla divisione e allo scontro possa danneggiare sia i percorsi di dibattito e integrazione già avviati dai docenti, sia il libero e autonomo lavoro dei ragazzi nel capirsi a vicenda.

Eppure l’atto dell’assessore Donazzan, a mio giudizio particolarmente irresponsabile perché sulla pelle degli studenti, non è estraneo al discorso pubblico più generale che, come riduce il musulmano a terrorista, riduce anche il fanatismo e la violenza a categorie religiose e segnatamente islamiche. Dimenticandosi che purtroppo il terrorismo, proprio in Europa e non poco in Italia, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80 del Novecento, è stato uno strumento che ha caratterizzato più le agende politiche che quelle religiose. Così come si dimentica che la religione, da più parti e non meno da parte cristiana, è stata usata come cornice o giustificazione di intenti puramente politici.

Non si può, nel cercare di capire cosa è successo a Parigi, ignorare quanto il terrorismo colpisca i cittadini musulmani e quanto aiuti la voglia di scontro tra civiltà che anima sia le sette estremiste di matrice islamica, sia le destre di casa nostra.
Così come non si può ignorare quanto gli squilibri economici e la segregazione siano tra le prime cause della capacità di penetrazione di idee estremiste e reazionarie.

È facile ricordarsi, tra i politici di destra (e non solo) italiani, nomi e cognomi di chi ancora fresco di dissertazioni sui “limiti della satira” e sui “pericoli del laicismo” contro i buoni valori della tradizione religiosa, ora si fregia della coccarda di illuminista giusto in tempo per puntare l’indice contro il nemico di sempre: l’immigrato, il musulmano. Ma anche dalla parte progressista si dovrebbe fare attenzione: siamo sicuri che il giusto punto di vista per leggere l’attualità europea sia sull’asse tra illuminismo e fanatismo, e non su quello, ben più vicino alla sostanza politica, tra integrazione e scontro di civiltà?

Gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, così come l’illuminismo e il razionalismo portati dalla Rivoluzione francese vanno difesi senza esitazione, ma da chi? Chi è che li minaccia e li contrasta non certo da oggi? I musulmani che vivono, lavorano, sono nati e crescono nei nostri paesi o coloro che, da parti contrapposte, che sia per interessi politici, settari, di real politique o economici, bramano lo scontro di civiltà?

Alessandro Squizzato