È stata la più grande manifestazione mai avvenuta in Francia. Una cifra straordinaria, 4 milioni di persone scesi in strada per dire no al terrorismo e per rendere omaggio alle vittime. Un grande esempio, raro, d’unità nazionale. All’indomani si mettono da parte le foto e le bandiere e si pensa al futuro. Le domande, purtroppo, sono tante: “Quanto i servizi di intelligence siano davvero forti ed efficaci? Perché non si sono potute evitare le stragi? Quanta allerta ci sarà in Europa?”

Su queste domande, e su molte altre, stanno lavorando i governi di tutta Europa. E quello che abbiamo potuto vedere ieri ci dovrebbe già rassicurare. I grandi della terra uniti in marcia che mettono il loro corpo davanti a quello della popolazione. Una scelta forte e significativa. Toccate prima noi! La famiglia di Charlie Hedbo al completo, disegnatori e lavoratori in testa, in ricordo dei loro colleghi e di quella tragica giornata. L’abbraccio con Hollande, i sorrisi, le lacrime. Alla testa una fascia bianca con la scritta “Charlie”.  Erano lì ad aprire il corteo del “popolo” ma sono rimasti poco, hanno deciso che era meglio andare a lavorare al nuovo numero “straordinario” che uscirà mercoledì. “Il calore della gente. Il popolo unito per la libertà d’espressione”, dice Patrick Pelloux, il disegnatore che ha scoperto i corpi dei colleghi senza vita e che è caduto in lacrime tra le braccia del presidente Hollande. “Tutto il mondo con noi”, dice la compagna di un disegnatore, “gli unici che sono riusciti a  riunire tutte queste persone in piazza a manifestare per la libertà sono stati Mandela… e Charlie”.

Tra i 44 capi di Stato ed autorità di tutto ll mondo, mancavano Obama e Marine Le Pen. Il primo, rappresentato dall’ambasciatore americano a Parigi Jane Hartely, la seconda, invece, marciava insieme ai militanti dell’FN accorsi numerosi nella provincia francese. John Kerry invece è in India, ma ha fatto sapere che farà visita nella capitale francese nei prossimi giorni. “È triste che 50 dirigenti stranieri hanno espresso la loro solidarietà a Parigi e il presidente amerciano non c’è”, scrive Newt Gingrich, ex presidente della camera dei rappresentanti. Il presidente Obama, però, in visita all’ambasciata francese a Washington aveva dichiarato: “Tengo a dire che il popolo francese sa che gli Stati Uniti sono al loro fianco e lo saranno domani”.

Per coloro che capiscono, sanno bene che la sua presenza avrebbe smosso un dispositivo di sicurezza non di poco conto, fuori luogo in una manifestazione del genere. Marine era a Beaucaire, città nelle mani, dal marzo 2014, del Front National (partito d’estrema destra). “Noi crediamo ai valori della libertà” ha detto il sindaco del comune di 16000 abitanti, dando il via alla marcia che, in poco tempo, è divenuto un comizio elettorale. La folla acclama “Marine! Marine!” e lei, affacciatasi da un balcone esclama: “Sono da noi! Sono da noi!”, sotto di lei bandiere e slogan, uno su tutti: “No alla sottomissione”.

“L’Islam è una religione di pace, ci fa paura il fatto di essere stereotipati. Noi viviamo qui, lavoriamo qui e rispettiamo la Francia e la Repubblica. Siamo in un paese libero e vogliamo la pace” dice Salmi, trentottenne disoccupato, impaurito per tutto quello che potrebbe accadere. Tutti i grandi giornali titolano della grande mobilitazione, colei che ha unito persone di varie ideologie, pensieri e identità. 1,5 milioni a Parigi e 4 milioni in tutta la Francia. Il 26 agosto 1944, per la liberazione di Parigi non  c’era tutta questa gente. Ieri le note della marsigliese si sono sentite in tutta Europa: Madrid, Londra, Bruxelles, le 18.000 persone a Berlino e le 25.000 a Montreal. Una mobilitazione per dire “noi non abbiamo paura” e per qualcuno, la Francia, ieri, ha ripreso la Bastiglia!

Giuseppe Ianniello
Fonte immagine in evidenza: Il Post