“Non possiamo prevenire nuovi attacchi”. Questo il commento del numero uno dell’antiterrorismo ue, Gilles de Kerchove, in un’intervista rilasciata all’Agence France-Presse, in cui ha messo in guardia tutti i Paesi membri dell’Unione sui pericoli derivanti da nuovi attacchi e sugli standards da seguire per prevenire attentati simili a quelli avvenuti nella redazione di Charlie Hebdo.

Commenti di questo genere da un’istituzione europea così importante e sollecitata in questo momento hanno raggelato tutti i cittadini del Vecchio Continente, soprattutto dopo le immagini del Vaticano con sopra la bandiera nera dell’Isis e le sollecitazioni da parte di altri Paesi dell’Unione sull’alto rischio connesso ad un futuro attentato in Italia, durante e dopo la marcia di Parigi.

Nell’intervista Kerchove ha anche precisato “Non è possibile prevedere attacchi (come quelli avvenuti in Francia) al 100%” ed ha aggiunto “Non si devono imprigionare i foreign fighters perché le carceri sono, e diventerebbero ancor di più, focolai di radicalizzazione”. L’ultima definizione inglese indica persone europee, spesso giovani, che sono accorse in Siria per arruolarsi nell’Isis dopo aver visto i video e la propaganda dello Stato Islamico, salvo rientrare nei Paesi del Vecchio Continente in cui vivono. La maggior parte dei ragazzi sono partiti da Inghilterra e Francia (circa 200-250), mentre dall’Italia “solo” 53, secondo i dati e le dichiarazioni del Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Molti hanno scorto nelle dichiarazioni “Non devono essere imprigionati” sicuramente un timore che le prigioni divengano focolai di radicalizzazione, ma soprattutto un messaggio agli Stati Ue: il vero lavoro di intelligence consiste proprio nel seguire le tracce che lasciano al ritorno e nel controllare e sedare eventuali cellule terroristiche che si potrebbero creare.

Stamattina il Ministro della Giustizia Orlando è stato presente ad un incontro del penitenziario di Poggioreale a Napoli ed ha dichiarato “Con i ministri della Giustizia dell’Ue  abbiamo discusso durante il semestre europeo dell’esecuzione della pena e di come isolare queste cellule, che è un fatto fondamentale per evitare ciò che è avvenuto in passato con altre forme di terrorismo”. Ricalcando proprio le dichiarazioni di Kerchove ha precisato “Evitare che l’esecuzione penale diventi addirittura un momento che rafforzi l’organismo terrorista” e quindi nell’emanazione di una norma antiterrorismo “bisognerà tenere conto di questo aspetto”.

Ferdinando Paciolla